venerdì 10 luglio 2015

Beato Martin Martinez Pascual - Sacerdote (1910-1936) - Fucilato dai comunisti durante la guerra civile spagnola

Martin Martinez Pascual, nato l'11 novembre 1910 e morto il 18 agosto 1936, è stato un sacerdote cattolico spagnolo, assassinato, in odio alla fede, dai miliziani repubblicani spagnoli durante la guerra civile spagnola.
La foto sottostante è stata scattata qualche minuto prima della sua fucilazione dal fotografo tedesco  Juan Guzmàn, di fede marxista, presente sul posto e impressionato dal grande coraggio dimostrato dal giovane che non aveva voluto essere fucilato alle spalle. Aveva 25 anni. Fu beatificato il 1° ottobre 1995 e la sua festa ricorre il 18 agosto. 
Appartenente alla Fraternità Operaia del Sacro Cuore di Gesù, era stato ordinato sacerdote l'anno precedente la sua morte.
Prima di morire, come ultimo desiderio disse queste parole, rivolte ai suoi assassini: "Non voglio altro che darvi la mia benedizione affinché Dio non vi imputi la follia che state per commettere". Dopo averli benedetti aggiunse: "E ora lasciatemi gridare con tutte le mie forze: viva Cristo Re!"

Beato Martin Martinez Pascual, sacerdote, (1910-1936), qualche istante prima della fucilazione


Siti sul Beato Martin Martinez Pascual:
SANTI E BEATI
OCCHI DI CIELO DI ANTONIO SOCCI
IL BLOG DI COSTANZA MIRIANO
LA ROCCIA SPLENDENTE
CATHOPEDIA


Bibliografia:



Titolo: Avventurieri dell'eterno

Autore: Antonio Socci

Editore: Rizzoli

martedì 7 aprile 2015

I martiri della guerra civile italiana (1943-1949) - Don Luigi Lenzini, Servo di Dio (Modena 1881 - Modena 1945)

"So di essere alla tua presenza, o Gesù mio, e benché con gli occhi non ti veda, pure la Fede mi dice che Tu sei lì in quell’Ostia, vivo e vero, come lo fosti un dì sulla terra. Sì, lo credo, o Gesù, più che se ti vedessi con gli occhi, e sapendo di essere alla tua reale presenza, il mio primo dovere è di adorarti. Ti adoro con lo spirito di adorazione con cui ti adorò tua Madre, quando ti vide nato nella grotta di Betlemme. Voglio la Fede e la carità del tuo padre putativo S. Giuseppe per adorarti come meriti. Ti adoro con le adorazioni dei tuoi Apostoli e soprattutto con quella del tuo diletto Pietro, quando ti disse: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Fa’, o Gesù, che la mia adorazione non si limiti a questo giorno, ma che il mio pensiero sia sempre vicino al tuo santo Tabernacolo".
Don Luigi Lenzini


Processo diocesano "sprint". già a Roma la causa. Nascondeva i partigiani, ma predicava contro l'ideologia comunista. Presagiva la sua fine e la confidò in predica. Fu torturato e ucciso, la sentenza di morte emessa da una cellula del PCI.

Ucciso sull'Appennino Tosco Emiliano a pochi Km dal luogo di martirio di Rolando Rivi, Don Luigi Lenzini oggi è stato proclamato Servo di Dio dall'Arcidiocesi di Modena e Nonantola. Parroco di Crocette di Pavullo (in provincia di Modena), Don Lenzini era a conoscenza del clima di aperto odio verso i preti, però riteneva che fosse suo dovere mettere in guardia i giovani contro i nemici della fede e della libertà. Al tempo stesso condannava la violenza di operazioni belliche compiute in prossimità di nuclei abitati che comportavano ritorsioni sulla popolazione civile. Fu minacciato più volte di morte. E per questo venne preso di mira: attraverso di lui si voleva dare una lezione agli altri sacerdoti, perché non prendessero posizione sui fatti concreti, ma parlassero soltanto di un'etica astratta, non riconducibile a fatti reali, altrimenti venivano accusati di fare "politica". Le sue omelie vennero regolarmente riferite alla sede del partito comunista di Pavullo in modo rozzo e tali da apparire come una severa condanna di quella parte politica. Ci fu un episodio che vide protagonista il toscano Ermanno Cirri, che nella sede del partito esclamò: "Quello è un prete da togliere dalla spesa". Lo cercò e ai suoi parrocchiani disse che "che voleva insegnargli come si doveva parlare in chiesa". Don Lenzini gli rispose che era il parroco e non poteva non fare il suo dovere. Pur minacciato di morte - spiega oggi il comitato che sostiene la sua causa di beatificazione - egli sentiva il dovere di predicare la verità; Tuttavia dava l'impressione a chi lo avvicinava, di presentire che qualche cosa di terribile stava per abbattersi sulla sua umile vita. Fu visto alcune volte in sacrestia impegnato in discussioni concitate con sconosciuti. Più volte, la domenica, spiegando il Vangelo, fece intravedere ai fedeli il dramma che si agitava nel suo cuore: "Mi hanno imposto di tacere, mi vogliono uccidere, ma devo fare il mio dovere anche a costo della vita. Il 21 luglio 1945, a guerra ormai finita, venne svegliato con il pretesto di portare i sacramenti ad un moribondo, ma capì che era un espediente, così rispose che aveva visitato l'ammalato la stessa sera e sarebbe tornato l'indomani mattina. Gli assalitori penetrarono in canonica da una finestra lasciata aperta, con una scala a pioli.  Quattro individui mascherati ed armati terrorizzarono la perpetua, la figlia e la nipote, che fuggirono in una casa vicina. Il sacerdote tentò di salvarsi rifugiandosi nel campanile e suonando la campana a  martello, ma gli assalitori cominciarono a sparare sul piazzale. Erano persone pratiche della canonica e del campanile e trascinarono giù il sacerdote in camicia da notte, lungo un sentiero nel bosco. Don Lenzini fu torturato brutalmente e assassinato. Il suo corpo semisepolto fu rinvenuto una settimana dopo in una vigna. Lo stato del cadavere fece chiaramente capire che gli assassini avevano infierito sul sacerdote con efferata crudeltà. L'unico processo del 1949 si svolse in un'atmosfera di paura e di omertà e non seppe assicurare alla giustizia umana i colpevoli, mandanti ed esecutori. Gli imputati furono assolti per insufficienza di prove. L'8 giugno 2011 viene aperto il processo diocesano e proclamato il parroco Servo di Dio. La causa è ora a Roma presso la Congregazione per le cause dei santi.
(Fonte: Don Luigi Lenzini (clicca qui) ).
Tratto dal Dossier 
"I santi martiri del triangolo della morte,
 calunniati e massacrati in nome di Cristo",


sabato 7 febbraio 2015

Beato don Francesco Bonifacio (1912-1946), vittima dei partigiani comunisti di Tito, martire della foiba

" Chi non ha il coraggio di morire per la propria fede è indegno di professarla"
(Da una lettera di don Francesco Bonifacio scritta nel 1946)


Don Bonifacio nacque a Pirano (oggi Slovenia) il 7 settembre 1912 e morì assassinato a Grisignana l'11 settembre 1946, a 36 anni, dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Gli assassini erano guardie popolari dei comunisti jugoslavi di Tito. Fu sorpreso sulla strada  del ritorno a casa, torturato e infine gettato in una foiba. Il suo corpo non fu mai più ritrovato (molti anni dopo, una delle guardie popolari, ritrovata da un regista teatrale raccontò che Don Bonifacio era stato spogliato della talare, colpito con pugni al volto, finito con due coltellate e infine gettato in una foiba).
Il processo canonico accertò che il suo assassinio fu "in odium fidei" e pertanto oltre che Beato fu dichiarato Martire della chiesa Cattolica.
Bonifacio, fin da bambino buono, paziente e umile,  ebbe sei fratelli, uno dei quali fu arrestato, dopo la sua morte, dai partigiani perché cercava e chiedeva a tutti notizie del fratello scomparso.
Frequentò il seminario a Capodistria e fu ordinato sacerdote a Gorizia nel 1936.
Durante il suo sacerdozio, pur godendo di ben poca salute,  fece parte come attivista dell'Azione Cattolica e molte furono le iniziative a favore dei giovani, degli anziani, degli ammalati e dei poveri della sua parrocchia di Villa Cardossi.
La causa di beatificazione fu iniziata nel 1957, ma rimase a lungo ferma a causa della difficile situazione politica di quelle zone e si sbloccò solo nel 1997.
La cerimonia di beatificazione è avvenuta il 4 ottobre 2008 nella Cattedrale di San Giusto a Trieste.
La sua festa ricorre l'11 settembre.


CATHOPEDIA - BEATO FRANCESCO BONIFACIO
Don Bonifacio, il primo Beato vittima delle foibe
LA BEATIFICAZIONE DI DON FRANCESCO BONIFACIO
LA TESTIMONIANZA DEL FRATELLO SACERDOTE
WIKIPEDIA
MARTIRI CRISTIANI DEL XXI SECOLO
Ricordando Don Bonifacio
Gris Imola
50 SACERDOTI FRA LE VITTIME DELLE FOIBE
UCCISIONE DI ECCLESIASTICI IN ITALIA NEL SECONDO DOPOGUERRA
MASSACRI DELLE FOIBE

BEATO FRANCESCO GIOVANNI  BONIFACIO
 PREGA PER NOI E PER LA PACE

BIBLIOGRAFIA
Titolo: Sopravvissuti e dimenticati, il dramma delle foibe e l'esodo dei giuliano-dalmati

Autore: Marco Girardo

Editrice: Paoline


Il testo di M. Girardo prende in considerazione due eventi storici riconducibili alla seconda guerra mondiale e all'immediato dopoguerra:-la sparizione nelle foibe di circa 5000 persone (soldati e civili, per lo più italiani) a opera del movimento partigiano jugoslavo, destinato a confluire nelle armate di Tito;-l'esodo verso l'Italia di circa 300mila persone (per lo più italiane) che abitavano l'Istria e la Dalmazia quando queste regioni, alla fine della guerra, furono assegnate alla Jugoslavia (trattato di Parigi, 10 febbraio 1947). Nelle pagine di questo libro, Girardo intervista tre persone direttamente o indirettamente coinvolte nelle vicende citate. Il primo personaggio è Graziano Udovisi, l'unico sopravvissuto alle foibe che sia ancora in vita, il quale racconta con impressionante dovizia di particolari quelle ore in cui la morte vicinissima gli fu miracolosamente risparmiata. Il secondo intervistato è Piero Tarticchio, esule di Gallesano, il quale, avendo perso il padre e altri parenti in una foiba, ha vissuto entrambe le drammatiche esperienze che hanno segnato la gente giuliano-dalmata.Infine la parola passa a Nata?a Nemec, una storica slovena di Nova Gorica che ha cercato di stilare un elenco dei caduti nelle foibe, sfidando in molti casi la diffidenza dei colleghi e dei connazionali.

sabato 6 dicembre 2014

Padre Massimiliano Maria Kolbe, OFM, il Cavaliere dell'Immacolata (1894 -1941)

"Dimentica te stesso e pensa soltanto a conquistare i cuori all'Immacolata e, per ciò stesso, al Sacratissimo cuore di Gesù"

Biografia di San Massimiliano Maria Kolbe da Cathopedia (clicca qui)

San Massimiliano Maria Kolbe e l'Immacolata


Riportiamo di seguito l'articolo di Paolo M. Siano, Francescano dell'Immacolata,  tratto dalla rivista Il Timone n° 132, pagg. 22-24 di aprile 2014:

Kolbe un santo contro la Massoneria
Il santo polacco, martire ad Auschwitz, fondò la Milizia dell'Immacolata come una cavalleria mariana anche per lottare contro la Libera Muratoria. Una pagina dimenticata della sua vita straordinaria spesa per la Chiesa e la salvezza delle anime

In una lettera del 1938 san Massimiliano Kolbe (1894-1941) scrive che nel 1917 si svolse a Roma una processione massonica inneggiante a Lucifero. Dopo quell'evento, il giovane francescano conventuale si sentì ispirato a fondare la Milizia dell'Immacolata (M.I.) per la conversione e santificazione di tutti, specialmente dei massoni.
E' interessante mettere  a confronto alcuni elementi strutturali della M.I. di Kolbe con quelli della Massoneria. La M.I. è strutturata in 3 gradi di cui il 3° è riservato a coloro che voglionoconsacrarsi illimitatamente all'Immacolata, pronti ad ogni sacrificio per Lei, anche nella morte. Nel pensiero di Kolbe, militi del 3° grado sono soprattutto i frati di Niepokalanow (la città-santuario fondata nel 1927 vicino a Varsavia come centro di apostolato mariano) che vogliono vivere la vita religiosa nel sacrificio eroico per l'Immacolata. Nel pensiero kolbiano la M.I. vuol portare il consacrato, in particolare chi è al 3° grado, verso la trasformazione mistica nell'Immacolata (la creatura più cristificata). La spiritualità della M.I. è tutta incentrata nel dogma dell'Immacolata Concezione e nella tesi tipicamente francescana della mediazione mariana nella distribuzione universale di tutte le grazie.
Nell'ambito della Massoneria "regolare" e "tradizionale"osserviamo che al 3° e ultimo grado di Maestro Massone, il candidato è identificato a Hiram Abiff, l'architetto del Tempio di Salomone che viene ucciso perché, secondo la leggenda massonica, non volle rivelare i segreti dell'Arte Muratoria. Il candidato subisce ritualmente una morte simbolica che è considerata anche morte mistica da vari autori massoni (inglesi, francesi, italiani, tedeschi...) contemporanei a Kolbe.
Il Maestro Massone è consacrato pienamente alla Massoneria e deve essere disposto come Hiram al supremo sacrificio per il bene dell'Istituzione. 
Possiamo dire che il concetto di morte mistica è presente rispettivamente nel 3° grado della M.I. e nel 3° grado massonico, ma ovviamente con presupposti, obiettivi e risultati molto diversi. Ci sono massoni che parlano chiaramente di "morte mistica" del Maestro Massone.
Inoltre, osserviamo che la M.I. si presenta come una cavalleria mariana che vuole con mezzi pacifici la conversione e santificazione di tutti. Secondo san Massimiliano, i militi del 3° grado sono gli autentici cavalieri dell'Immacolata.
Dall'altra parte, il Maestro Massone può accedere in sistemi di Alti Gradi massonici che culminano in gradi cavallereschi e pseudo-templari: Rito Scozzese Antico e Accettato, rito Scozzese Rettificato, Knight Templars...In tali sistemi di Alti Gradi troviamo riferimenti all'esoterismo, ad una certa cristologia metadogmatica (cioè oltre i dogmi cistiani), e gnostica, nonché una certa spietatezza (per lo meno simbolica) verso nemici e traditori della Massoneria.
I Maestri Massoni insigniti di Alti Gradi costituiscono una sorta di cavalleria spirituale che vuole diffondere la "Luce massonica" (davvero luciferina) contro i dogmi della Chiesa.
Il naturalismo etico e filosofico
Ma che cosa scrive e che cosa pensa san Massimiliano della Massoneria?
I principali temi della "massonologia" kolbiana sono: 1) il naturalismo filosofico-etico; 2) il sionismo quale vertice della massoneria mondiale; 3)il Serpente infernale quale segreto ispiratore e guida della Massoneria; 4) i massoni quali "servi di Lucifero". Diamo un rapido sguardo a questi punti, mettendo a confronto ciò che scrive Kolbe con la letteratura massonica internazionale.
Per quanto riguarda il naturalismo massonico, Kolbe cita l'enciclica antimassonica Humanum Genus di Papa Leone XIII (1884), il quale vede in questo atteggiamento filosofico il fondamento del pensiero e della prassi massonica.
Da un punto di vista bibliografico, la tesi kolbiana del Sionismo o Giudeo-Massoneria poggia sui discussi Protocolli dei Savi di Sion, più volte citati dal Kolbe il quale condivide la posizione antimassonica dell'allora celebre Revue Internationale des Sociétés Secrètes (RISS), pur senza citarla espressamente. Notiamo che Kolbe opera una sintesi tra due campi massonologici: da un lato quello del gesuita Hermann Gruber e de la Civiltà Cattolica, che insistono soprattutto sul naturalismo; dall'altro lato vi è la RISS che insiste sulla tesi della giudeo-massoneria.
Circa le tesi della massoneria quale testa del Serpente infernale e il sionismo quale testa della Massoneria, Kolbe si appoggia ancora ai cosiddetti Protocolli Sionisti, dove i sedicenti autori massoni si paragonano alla testa di un Serpente simbolico, che vuole conquistare la Cristianità. Inoltre Kolbe interpreta il Serpente di Gen 3,15 anche alla luce dell'anticlericalismo e anticristianesimo manfesto di vari settori massonici nel periodo storico a lui contemporaneo; per cui Kolbe è convinto che la Massoneria fondata sul naturalismo e diretta da un gruppo potente di ebrei sionisti, sia schierata dalla parte del Serpente della Genesi che agisce attraverso la stessa Massoneria. Conseguenza di questa tesi è che, per Kolbe, i massoni sono da annoverarsi tra i "servi di Lucifero". Questa espressione può trovare la sua giustificazione kolbiana sia nella processione massonico-luciferina del 1917 narrata da Kolbe e sia nella Humanum Genus di Leone XIII, il quale presenta i massoni quali membri del regno di Satana, ripieni del suo spirito ribelle.
Una forza dalla parte del Serpente
Per quanto riguarda i temi kolbiani sopracitati, l'esame di vari testi massonici (Costituzioni, rituali, manuali, commenti, studi vari...) evidenzia la presenza dei seguenti quattro elementi nel panorama culturale massonico, incluso quello anglosassone della United Grand Lodge of England (UGLE) e dei sistemi più importanti di Alti Gradi massonici cavallereschi:


  1. L'esistenza di un naturalismo filosofico ed etico e del principio di tolleranza antidogmatica o metadogmatica tra massoni del mondo latino ed anglosassone. A ciò si aggiunge anche la presenza di un certo naturalismo misterico tipico degli antichi misteri pagani, ma che è ignorato da Kolbe.
  2. Un grandissimo interesse per l'esoterismo ebraico, in articolare per la Cabala, in vari ambienti massonici: inglesi, francesi, statunitensi, italiani, tedeschi... Dall'edizione critica degli scritti kolbiani non emerge peròalcuna conoscenza del rapporto tra massoni ed esoterismo ebraico. Mentre i Protocolli dei Savi di Sion sono oggi considerati da studiosi cattolici, massoni ed ebrei un'invenzione della polizia zarista per scopi antisemitici.
  3. La presenza del simbolismo ofitico (serpente) in alcuni oggetti rituali massonici. Vari scrittori massoni dicono che nel simbolismo massonico, il Serpente rappresenta saggezza, conoscenza o gnosi, rigenerazione, eternità, forza divina insita anche nell'iniziato.
  4. Vari autori massoni (anche anglosassoni) hanno manifestato simpatia per quel personaggio che la Tradizione cristiana chiama indistintamente coi nomi di Diavolo, Lucifero, Satana, Serpente della Genesi.
Kolbe non mostra di conoscere l'esistenza del simbolo del Serpente nell'apparato rituale e simbolistico della Massoneria, come pure non fa alcun riferimento a scritti di massoni simpatizzanti per la magia e per Lucifero. Tuttavia, già alla luce del solo Magistero ecclesiastico, è convinto giustamente che tutta la Massoneria è dalla parte del Serpente della Genesi e non del Dio dogmatico della Rivelazione ebraico-cristiana.

La medaglia Miracolosa - Apparizione
della Beata Vergine a Caterina Labouré - Parigi,
Rue du Bac, 1830 

Carità, preghiera e dialogo per convertire
Occorre sottolineare che l'"antisionismo" di Kolbe (influenzato anche dai Protocolli) non ha nulla a che spartire con l'antisemitismo razziale e nazista. Kolbe, martire ad Auschwitz, ha sempre condannato l'antisemitismo e, anzi, durante la guerra ospitò in Niepokalanow molti ebrei i quali gli furono riconoscenti per il trattamento benevolo ricevuto.
Verso i massoni e i presunti Savi di Sion, Kolbe mantiene un atteggiamento caritatevole: non vuole che sia usata violenza fisica o morale contro di loro, ma cerca unicamente la loro conversione  e santificazione e auspica addirittura la loro militanza nella Milizia dell'Immacolata. I mezzi di cui si serve Kolbe per tali fini sono la preghiera, la penitenza, la stampa e il dialogo. Secondo alcune testimonianze, Kolbe incontrò alcuni massoni e fra questi ci fu anche chi si convertì alla fede cattolica.  In alcuni scritti, Kolbe accenna ad alcuni attacchi massonici contro Niepokalanow, ma senza precisarne la natura.
In conclusione. Con quell'intuizione tipica dei santi, Massimiliano Kolbe ha visto giusto nell'individuare il nucleo naturalistico (antropocentrico,  immanentistico, soggettivistico, relativistico...) e luciferino (gnostico) della Massoneria.
Ce la luce di Gesù Cristo Nostro Signore possa essere accolta dai massoni e convincerli a lasciare una volta per tutte la massoneria. Solo con la grazia di Cristo è possibile costruire e ricostruire una società dove i diritti umani e i diritti di Dio vengono rispettati.Una società cristiana.


Enciclica di Papa Leone XIII, Humanum Genus

Pubblicazioni inerenti:

Titolo: Padre Kolbe "Il Cavaliere dell'Immacolata"
Autore: Roberto Brunelli
Editore Elledici



















Titolo: Un Manuale per conoscere la Massoneria
Autore: Paolo Maria Siano f.i.
Anno di pubblicazione: 2012













La Questione Francescana – Un contributo storico ed ermeneutico
Padre Paolo Maria Siano
Cosa s’intende per Questione Francescana? Si tratta delle problematiche storiche e letterarie (anche ermeneutiche e filologiche) relative alle biografie di San Francesco d’Assisi scritte nell’arco del primo secolo di storia del movimento francescano.

Editrice: Casa Mariana Edtrice








I francescani dell'Immacolata (clicca qui)

mercoledì 26 novembre 2014

Fra' Cristoforo dei Frati Minori Rinnovati . Uno degli ultimi mistici del XX secolo

 "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me". (Gal.2,20)

Fra' Cristoforo era un frate abruzzese, eremita scalzo,  vagante tra le montagne abruzzesi e le pianure del Salento. Portava sempre in un sacco di juta sulle spalle i santini e le biografie devozionali di Santina Campana di cui voleva sostenere il processo di canonizzazione nel Salento alla fine degli anni '80.  Predicava, confessava, pregava nelle parrocchie. Viveva in eremi sperduti nelle campagne. Lo precedeva la fama di santità e di esorcista. Aveva una grande sapienza e, nello stesso tempo, l'innocenza di un fanciullo e una fede grande.  Il suo ispiratore e guida spirituale  era San Pio da Pietrelcina. Anche lui, come San Pio, si dice che abbia  combattuto molte battaglie fisiche e spirituali contro il demonio.  E' stato  un mistico, forse l'ultimo dei mistici.

Visse  a lungo a Casale di Ugento dove la sua vista diminuì moltissimo.  Ad un certo punto della sua vita fu mandato a Palermo, dove fondò un grande gruppo carismatico, di guarigioni. 
E' morto non moltissimi anni fa.
Chi è interessato a questa poetica e santa  figura di "un mistico di altri tempi", può leggere lo scritto di Antonio Margheriti Mastino che lo conobbe personalmente quando era chierichetto e che riportiamo di seguito.

Fra' Cristoforo prega per noi.

Fra' Cristoforo. L'ultimo mistico medievale contemporaneo di Antonio Margheriti Mastino

mercoledì 5 novembre 2014

Shahzad Masih e sua moglie Shama, cristiani, arsi vivi in Pakistan il 4 novembre 2014

 ...in realtà nella Chiesa non c’è periferia, perché dove c’è Cristo, lì c’è tutto il centro. 
Discorso di Sua Santità Benedetto XVI
Piana di Montorso
Sabato, 1° settembre 2007

...Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora – in questo mio sforzo e in questa mia battaglia per aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese...
 Dal Testamento Spirituale di 

Shahzad e Shama erano due giovani sposi cristiani (28 anni lui, 25 anni lei). Avevano quattro figli e Shama era in attesa del quinto. 
Vivevano a Chak 59, un villaggio nei pressi della cittadina di Kot Radha Kishan Tehsil a sud di Lahore nel Punjab. 
Di umile condizione, lavoravano in una fabbrica di argilla.
La recente scomparsa del padre di Shahzad ha fatto sì che Shama facesse ordine fra gli oggetti personali del suocero. Per questo motivo, ha bruciato alcuni oggetti e alcune carte ritenute ormai inutili. Un vicino di casa, musulmano, l'ha accusata di aver bruciato anche alcune pagine di un Corano ed ha avvisato altri musulmani dello stesso villaggio e di alcuni villaggi vicini.
In Pakistan è in vigore la legge contro la blasfemia, per cui chiunque può venire arrestato e anche condannato a morte (come è successo alla povera Asia Bibi) se accusato di un qualsiasi gesto ritenuto contrario o offensivo per la religione islamica, Questa legge infame e pretestuosa ha già portato alla condanna di moltissime persone. 


Una folla di circa 400 musulmani inferociti per il presunto atto blasfemo di Shama, ha sequestrato i due giovani il 2 novembre. Dopo due giorni di sequestro e di maltrattamenti, nella mattina del 4 novembre i due sposi sono stati duramente picchiati dalla folla di musulmani e spinti vivi nella fornace per cuocere i mattoni, trovandovi una morte atroce.


La mattina dopo, alcuni cristiani del villaggio hanno chiamato la polizia che ha constatato il decesso dei due giovani.
I cristiani sono il 3% della popolazione del Pakistan e continuano a rimanere fedeli a nostro Signore Gesù Cristo, nonostante le persecuzioni, anche a costo della vita.

Shahzad e Shama, Stelle in Cielo, pregate per noi e per la Pace.


Pubblicazione inerente:

Titolo: Cristiani in Pakistan. Nelle prove la speranza. Intervista a Shahbaz Bhatti
Autore: Shabaz Bhatti
Editore Marcianum Press

Anno di pubblicazione: 2008
ISBN: 978-88-89736-49-4
Prezzo € 9,00

Il libro contiene una testimonianza raccolta da mons. Dino Pistolato, direttore della Caritas veneziana, durante il suo viaggio nel nord del Pakistan qualche mese dopo il terremoto che nell'ottobre del 2005 sconvolse la regione, provocando la morte di centomila persone e distruggendo molti edifici. In quell'occasione, dovendo approntare un progetto di solidarietà del Patriarcato di Venezia con la diocesi di Islamabad, egli incontrò e conobbe Shahbaz Bhatti, un cristiano comune dedito all'opera di soccorso dei superstiti. Questo giovane pakistano - già consigliere di Benazir Bhutto fino al recente attentato assassino - è tutt'ora presidente dell'APMA (All Pakistan Minorities Alliance = APMA). Si tratta di un'organizzazione rappresentativa delle comunità emarginate e delle minoranze religiose del Pakistan.
Attraverso una conversazione scorrevole e piana si dispiega lo sguardo di fede sulla realtà: nulla viene edulcorato o, al contrario, inasprito da schemi ideologici; in tutto, anche nelle situazioni più drammatiche, si intravvede piuttosto la possibilità di "costruire" comunione, giustizia e pace attorno a sé e insieme ad ogni uomo.
Shahbaz Bhatti, nato in una famiglia cattolica, non teme di manifestare la sua appartenenza a Gesù Cristo, che anima la sua azione e la rafforza nelle prove: fede di chi si inginocchia alla presenza di Dio per stare in piedi davanti agli uomini, speranza che si tira su le maniche - non certo evasione dalla propria responsabilità sociale, semplice e sorprendente forza della carità cristiana, capace di concreta universalità. Del motivo del suo impegno egli dice semplicemente: «Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo».
Nel leggere questo breve ma intenso testo, ove si narrano vicende che avvengono in una periferia del mondo, viene in mente un celebre passo dell'insegnamento del papa Benedetto XVI: davvero possiamo scoprire ancora che "in realtà nella Chiesa non c'è periferia, perché dove c'è Cristo, lì c'è tutto il centro" e ricevere uno stimolo forte a tendere ad una più profonda educazione al pensiero di Cristo: "perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona". (2 Tim 3,17).


Don Natalino Bonazza
 lunedì 11 maggio 2009


domenica 2 novembre 2014

Sant'Ernesto di Zwiefalten - Abate, Crociato - Morto martire a La Mecca nel 1148

La religione deve essere difesa a prezzo della nostra vita, non della vita altrui.