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mercoledì 20 aprile 2016

Angela Maria Tam, Terziaria Francescana, fucilata dai partigiani a Buglio in Monte il 6 maggio 1945

Muoio perdonando a tutti
e chiedendo perdono se ho offeso e disgustato qualcuno.
Sono lieta di raggiungere in Cielo i nostri eroi.
Sarà così bello in Cielo!
Durante tutto il viaggio da Sondrio a Buglio
ho cantato le canzoni della Vergine.
Ho passato in prigione ore di raccoglimento e di vicinanza a Dio!
Viva l'Italia!
Gesù la benedica e la riconduca all'amore e all'unità
per il nostro sacrificio.
Così sia
Angela Maria Tam, lettera scritta prima della fucilazione

Angela Maria Tam. insegnante di Sondrio, Ausiliaria
della Repubblica di Salò, terziaria francescana, fucilata senza 
alcun processo dai partigiani, a guerra finita, il 6 maggio 1945
a Buglio in Monte. 
La tragica vicenda di Angela Maria Tam, giovane insegnante,  che fu violentata prima di essere uccisa, è riportata anche nel libro "Il sangue dei vinti" di Giampaolo Pansa a pag. 74:
"Il 4 maggio, i partigiani si presentarono alla ex Casa del fascio di Sondrio, utilizzata come luogo di concentramento dei prigionieri. Vi prelevarono 8 fascisti, 6 ufficiali e 2 civili, li condussero ad Ardenno, li obbligarono a scavarsi la fossa e li uccisero. Il 6 maggio altri 13 prigionieri a Sondrio furono condotti a Buglio in Monte e giustiziati. Erano quasi tutti ufficiali o esponenti locali del fascismo. Tra questi il federale Parmeggiani, il suo vice Mario Zoppis, altri dirigenti della federazione, il direttore del "Popolo valtellinese", Gustavo Poletti, il comandante della 3^ Legione confinaria della Gnr e una donna, un'insegnante, che pare fosse un'Ausiliaria. Si chiamava Angela Maria Tam ed era terziaria francescana. Prima di essere giustiziata consegnò a un sacerdote una lettera in cui perdonava i suoi assassini."

Per saperne di più:
Servizio Ausiliario Femminile R.S.I.






Il sangue dei vinti - A pag. 74 la storia di Angela Maria Tam

martedì 7 aprile 2015

I martiri della guerra civile italiana (1943-1949) - Don Luigi Lenzini, Servo di Dio (Modena 1881 - Modena 1945)

"So di essere alla tua presenza, o Gesù mio, e benché con gli occhi non ti veda, pure la Fede mi dice che Tu sei lì in quell’Ostia, vivo e vero, come lo fosti un dì sulla terra. Sì, lo credo, o Gesù, più che se ti vedessi con gli occhi, e sapendo di essere alla tua reale presenza, il mio primo dovere è di adorarti. Ti adoro con lo spirito di adorazione con cui ti adorò tua Madre, quando ti vide nato nella grotta di Betlemme. Voglio la Fede e la carità del tuo padre putativo S. Giuseppe per adorarti come meriti. Ti adoro con le adorazioni dei tuoi Apostoli e soprattutto con quella del tuo diletto Pietro, quando ti disse: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Fa’, o Gesù, che la mia adorazione non si limiti a questo giorno, ma che il mio pensiero sia sempre vicino al tuo santo Tabernacolo".
Don Luigi Lenzini


Processo diocesano "sprint". già a Roma la causa. Nascondeva i partigiani, ma predicava contro l'ideologia comunista. Presagiva la sua fine e la confidò in predica. Fu torturato e ucciso, la sentenza di morte emessa da una cellula del PCI.

Ucciso sull'Appennino Tosco Emiliano a pochi Km dal luogo di martirio di Rolando Rivi, Don Luigi Lenzini oggi è stato proclamato Servo di Dio dall'Arcidiocesi di Modena e Nonantola. Parroco di Crocette di Pavullo (in provincia di Modena), Don Lenzini era a conoscenza del clima di aperto odio verso i preti, però riteneva che fosse suo dovere mettere in guardia i giovani contro i nemici della fede e della libertà. Al tempo stesso condannava la violenza di operazioni belliche compiute in prossimità di nuclei abitati che comportavano ritorsioni sulla popolazione civile. Fu minacciato più volte di morte. E per questo venne preso di mira: attraverso di lui si voleva dare una lezione agli altri sacerdoti, perché non prendessero posizione sui fatti concreti, ma parlassero soltanto di un'etica astratta, non riconducibile a fatti reali, altrimenti venivano accusati di fare "politica". Le sue omelie vennero regolarmente riferite alla sede del partito comunista di Pavullo in modo rozzo e tali da apparire come una severa condanna di quella parte politica. Ci fu un episodio che vide protagonista il toscano Ermanno Cirri, che nella sede del partito esclamò: "Quello è un prete da togliere dalla spesa". Lo cercò e ai suoi parrocchiani disse che "che voleva insegnargli come si doveva parlare in chiesa". Don Lenzini gli rispose che era il parroco e non poteva non fare il suo dovere. Pur minacciato di morte - spiega oggi il comitato che sostiene la sua causa di beatificazione - egli sentiva il dovere di predicare la verità; Tuttavia dava l'impressione a chi lo avvicinava, di presentire che qualche cosa di terribile stava per abbattersi sulla sua umile vita. Fu visto alcune volte in sacrestia impegnato in discussioni concitate con sconosciuti. Più volte, la domenica, spiegando il Vangelo, fece intravedere ai fedeli il dramma che si agitava nel suo cuore: "Mi hanno imposto di tacere, mi vogliono uccidere, ma devo fare il mio dovere anche a costo della vita. Il 21 luglio 1945, a guerra ormai finita, venne svegliato con il pretesto di portare i sacramenti ad un moribondo, ma capì che era un espediente, così rispose che aveva visitato l'ammalato la stessa sera e sarebbe tornato l'indomani mattina. Gli assalitori penetrarono in canonica da una finestra lasciata aperta, con una scala a pioli.  Quattro individui mascherati ed armati terrorizzarono la perpetua, la figlia e la nipote, che fuggirono in una casa vicina. Il sacerdote tentò di salvarsi rifugiandosi nel campanile e suonando la campana a  martello, ma gli assalitori cominciarono a sparare sul piazzale. Erano persone pratiche della canonica e del campanile e trascinarono giù il sacerdote in camicia da notte, lungo un sentiero nel bosco. Don Lenzini fu torturato brutalmente e assassinato. Il suo corpo semisepolto fu rinvenuto una settimana dopo in una vigna. Lo stato del cadavere fece chiaramente capire che gli assassini avevano infierito sul sacerdote con efferata crudeltà. L'unico processo del 1949 si svolse in un'atmosfera di paura e di omertà e non seppe assicurare alla giustizia umana i colpevoli, mandanti ed esecutori. Gli imputati furono assolti per insufficienza di prove. L'8 giugno 2011 viene aperto il processo diocesano e proclamato il parroco Servo di Dio. La causa è ora a Roma presso la Congregazione per le cause dei santi.
(Fonte: Don Luigi Lenzini (clicca qui) ).
Tratto dal Dossier 
"I santi martiri del triangolo della morte,
 calunniati e massacrati in nome di Cristo",


mercoledì 6 novembre 2013

Paolo Takashi Nagai - Rettore della Facoltà di Radiologia dell'Università di Nagasaki, Giappone (1908 - 1951) - Maria Midori Moryama

"Io ho ripreso il cammino della vita / Senza la mia donna cara. / Le mie lacrime amare / Cadono sui grani del suo Rosario. / Io ascolto le campane di Nagasaki / Che mi consolano come un amico".

Biografia
  • 1908, 3 febbraio - Takashi Nagai  nasce a  Izumi, nei pressi di Hiroshima da una famiglia benestante. Il padre, Naburo che significa Tranquillo, medico e la madre, Tsune, che significa Costanza, sono uniti da un amore profondo e da un grande rispetto reciproco.
  • 1920,  - Come da tradizione familiare, Takashi, a 12 anni,  viene mandato a studiare lontano da casa, così da imparare a vivere senza la presenza costante dei genitori ed acquisire  lo spirito di sacrificio personale, elemento fondamentale della cultura tradizionale giapponese. 
  • 1928, - Dopo le scuole superiori si iscrive alla Facoltà di Medicina a Nagasaki.  Abbandona la religione in cui era nato e cresciuto, lo shintoismo, e diviene ateo e materialista a causa della visione della vita in cui si trova immerso in Università. Takashi stesso racconterà il suo pensiero di quell'epoca: "...Mi convinsi che nella materia che compone gli organismi dell'individuo non c'è niente di divino. Con la morte si decompone tutto e ogni elemento ritorna al suo stato primitivo. La vita umana esiste fino alla tomba." Takashi diviene indifferente a tutto, conserva solamente un grande rispetto e una grande venerazione  per la sua patria, il Giappone.
  • 1930, 29 marzo - Muore sua madre, colpita da emorragia cerebrale. Takashi è profondamente colpito dallo sguardo della madre morente e percepisce che la madre continua a vivere anche oltre la morte fisica. Takashi, da questo momento,  sa che esiste veramente l'anima. Takashi riprende la lettura dei Pensieri di Blaise Pascal, iniziata su consiglio di un suo insegnante credente. Riflette sul fatto che il grande scienziato e pensatore francese, era arrivato a Dio pensando. Si rende conto che la Fede non è un rifugio per ignoranti, anzi, è proprio il contrario! Dopo il funerale dell'amata mamma torna a Nagasaki e un Pensiero di Pascal gli risuona dentro: "Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce: lo vediamo in mille cose." e ancora: "Il cuore e non la ragione sente Dio. E questa è la Fede: Dio sensibile al cuore e non alla ragione." Prosegue la lettura: "Non soltanto conosciamo Dio unicamente per mezzo di Gesù Cristo, ma conosciamo noi stessi unicamente per mezzo di Gesù Cristo. Fuori di Gesù Cristo, noi non sappiamo che cosa sia la nostra vita o la nostra morte,non sappiamo chi è Dio e chi siamo noi stessi." Takashi, a questo punto grida, nel silenzio della sua stanza: "Questo è troppo! Ma chi è Gesù Cristo?". Takashi ancora non lo sa, ma Gesù Cristo ha bussato alla porta della sua vita. 
  • 1931 - Takashi riprende gli studi e alloggia, come studente, presso una famiglia cristiana di Urakami, periferia di Nagasaki. Ad Urakami vive una piccola e fervente comunità cristiana di cui fa parte la famiglia che lo ospita, la famiglia Moryama. La preghiera accompagna la vita quotidiana di questa umile famiglia, dedita al lavoro nei campi. Takashi studia con grande impegno, ma viene colpito dalla meningite. La famiglia Moryama si prodiga nell'assisterlo, ma la triste conseguenza della malattia è la sordità ad un orecchio, menomazione pregiudizievole all'attività di un medico.
  • 1932 - Takashi accetta l'incarico presso il primo Istituto di Radiologia dell'Università di Nagasaki. Per quell'incarico non è necessario l'udito, ma il rischio delle radiazioni è molto alto e ancora non ben conosciuto.
  • 1932 - Natale - Takashi partecipa nella cattedrale di Urakami alla Santa Messa di mezzanotte, invitato da papà Moryama. All'inizio è scettico, ma poi si lascia coinvolgere dalla grande emozione, dall'amore che sente in quella cattedrale, gremita da cinquemila persone. Anche nella sua anima penetra la grande gioia del Natale di Nostro Signore. La notte seguente, Midori, la giovane figlia di Moryama, che fa la maestra, è colpita da una crisi di appendicite acuta. Takashi fa una veloce diagnosi, avverte il chirurgo dell'ospedale e porta Midori tra le sue braccia in ospedale, sotto la neve. L'operazione è riuscita; Midori è sana e salva. Midori, riconoscente e commossa prepara un maglione di lana  da regalare al giovane dottore.
  • 1933,  gennaio - Guerra Giappone-Cina. Takashi è chiamato alle armi. Prima della partenza riceve il saluto commosso della famiglia Moryama,  soprattutto quello di Midori che gli promette di pregare ogni giorno la Madonna affinchè lo protegga e non permetta che il giovane muoia prima di diventare cristiano. La vita militare, la guerra lo colpiscono e lo segnano profondamente. Riceve in regalo da Midori il Catechismo cattolico. Takashi sente sempre più profondamente il fascino del cristianesimo e di Gesù Cristo. Comincia a pregare e sa che Gesù è ormai il centro della sua vita. Takashi decide di diventare cristiano, ma deve affrontare il padre, contrario alla sua scelta, scelta che l'avrebbe escluso da qualsiasi carriera in campo medico. E' a questo punto che Takashi apre nuovamente il libro dei Pensieri di Pascal e legge: "C'è abbastanza luce per coloro che vogliono vedere, ma c'è abbastanza buio per coloro che non vogliono vedere". La sua risposta a queste parole del grande pensatore è: "Io voglio vedere! E la luce è Gesù! Voglio essere battezzato".
  • 1934, 9 giugno - Takashi, all'età di ventisei anni, riceve il santo battesimo e prende il nome di Paolo, in ricordo del santo martire giapponese Paolo Miki.
  • 1934, agosto - Maria Midori Moryama e Paolo Takashi Nagai si sposano nella cattedrale di Urakami durante la prima messa del mattino. Paolo Takashi diventa membro della Società San Vincenzo de' Paoli. Da questa felice unione nascono quattro figli:  un bambino, Makoto (3 aprile 1935) e tre bambine, Ikuko (7 luglio1937 – 1939), Sasano che muore poco dopo la  nascita, e Kayano (nata nel 1941).
  • 1934, dicembre - Paolo Takashi riceve il sacramento della Cresima.
  • 1935 - Paolo Takashi incontra più volte, in questi anni Padre Massimiliano Kolbe che ha fondato un monastero nei sobborghi di Nagasaki.
  • 1937 - Guerra Giappone-Cina. Paolo Takashi è chiamato alle armi in Cina come medico-chirurgo. Per tre anni si dedica senza risparmiarsi ai feriti e ai moribondi e assiste anche ad inaspettati atti di bontà e generosità da parte dei soldati. Questa esperienza gli farà affermare in seguito: "Nel fondo dell'uomo resta sempre una riserva di bontà: peccato che spesso venga sommersa dalla cattiveria".
  • 1940 - Paolo Takashi torna finalmente in Giappone. Nel frattempo sono morti il padre, il suocero e la piccola figlia Ikuko.  Riprende il lavoro all'ospedale in radiologia e, a causa della penuria di materiale, si espone pericolosamente alle radiazioni. 
  • 1945,  giugno - Paolo Takashi, da tempo sofferente, si fa un esame e l'autodiagnosi: leucemia. La sera stessa confida alla sua dolce Midori la terribile verità. Insieme piangono,  pregano e si affidano alla Madonna davanti alla  statuetta della Vergine nella loro casa, ricordando che, già nel giorno del loro matrimonio, avevano deciso di dedicare sé stessi e la loro vita a Dio. "Soltanto l'amore conta, soltanto l'amore resta".
  • 1945, 6 agosto - Si diffonde la notizia che una terribile bomba è stata sganciata su Hiroshima. Non si sa che tipo di bomba sia, ma la distruzione è incalcolabile, 80.ooo persone morte all'istante, centinaia di migliaia in seguito. I due sposi decidono di allontanare i figli da Nagasaki affidandoli alla madre di Midori. L'8 agosto, Maria Midori  e Paolo Takashi si salutano la mattina, prima che Paolo Takashi vada al lavoro. Sarà l'ultima volta.
  • 1945, 9 agosto alle ore 11,oo un B29 americano vola alto su Nakasaki. Ha un preciso incarico: dirigersi verso l'aerea urbana e sganciare la bomba atomica. Viene impartito l'ordine e in un solo istante periscono 44.ooo persone, altre migliaia in seguito. Il comandante Charles W. Sweeney, al ritorno dalla missione a Nagasaki è accolto come un eroe ed ottiene subito una promozione, divenendo così il più giovane generale dell'Aeronautica statunitense. Continua la carriera militare con tutti gli onori e raccoglie le sue memorie in un libro intitolato "La fine della guerra. Il racconto di un testimone dell'ultima missione atomica d'America". Sweeney, non ha mai nascosto  la sua profonda convinzione di sentirsi un salvatore della Patria. In tutte le interviste rilasciate e negli interventi ai convegni ha sempre difeso strenuamente il bombardamento statunitense con ordigni nucleari sulle due città del Giappone, non ha mai manifestato di provare rimorso, non ha mai pronunciato una sola parola per chiedere perdono ai parenti delle vittime di Nagasaki. Esattamente come i nazisti durante il processo di Norimberga, ha sempre ripetuto che aveva solo obbedito agli ordini dei suoi superiori.. E' morto al Massachusetts General Hospital di Boston  ad 84 anni. I superstiti di Nagasaki sono come larve che si aggirano per la città distrutta con la pelle ustionata e a brandelli, con i capelli bruciati, assetati e disperati. La cattedrale di Urakami dista solo 500 metri dal punto di detonazione ed è ridotta in un istante ad un cumulo di macerie. Gli alberi intorno sono strappati dalle radici, l'erba è sparita. Le persone non hanno più nulla di umano, sono mostri. I pochi superstiti diranno: "Abbiamo visto l'inferno con i nostri occhi". Nell'ospedale dove lavora Paolo Takashi, muore all'istante l'80% dei medici e dei pazienti. Paolo si salva, nonostante una grave ferita, perchè il reparto dei raggi X aveva il massimo della protezione. Paolo torna a casa e trova solo cenere. In mezzo alla cenere individua delle ossa bruciacchiate e un pezzo fuso della Corona del Santo Rosario. Midori è morta probabilmente mentre pregava. Paolo Takashi, commosso piange sulle ceneri della sua amata Midori. Ripensa a quando la sua sposa gli diceva: "Io ti amo per questo: perchè vivi la carità come ci ha insegnato Gesù". Paolo Takashi raccoglie in un secchio deformato dal calore le reliquie della sua Midori e si avvia verso ciò che rimane del cimitero di Nagasaki. Queste le parole che sussurra alla sua sposa nel tragitto:"Midori, amata Midori! Quel che mi resta lo spenderò per fare ancora del bene: in ricordo di te, per amore di te... che mi hai portato all'amore di Cristo".

Nel buio brillano le stelle
 di Angelo Comastri

Le campane di Nagasaki


  • Paolo Takashi Nagai vive gli ultimi anni della sua vita dedicandosi alla carità e ad ogni opera in favore della pace. Contribuisce alla ricostruzione di Nagasaki devolvendo all'amata città i guadagni ricavati dalla vendita dei suoi libri divenuti veri e propri best-sellers. Il più famoso è quasi sicuramente Le campane di Nagasaki a cui è ispirato l'omonimo film. E' consapevole che gli resta poco da vivere e si dispiace per i due giovani figli adolescenti che già hanno peso la madre. Scrive per loro un libro testamento intitolato Lasciando questi ragazzi.
  • 1947,  Primavera - continua a scrivere libri e a ricevere persone, ma non si alza più dal letto. La sua consolazione è la preghiera rivolta al Crocifisso posto di fronte al letto. 
  • 1949, 23 dicembre - Nagai viene dichiarato eroe nazionale. Tantissimi i riconoscimenti dal Giappone e dall'estero. A tutti risponde: "La luna sarebbe buia senza la luce del sole. Il sole è Gesù; io rifletto soltanto un po' della sua luce. Voi lo sapete che non mi illudo su me stesso. Senza Dio, io sarei soltanto un servo inutile".
  • 1951, 30 aprile - Si aggrava, non vuole mangiare nulla per poter ricevere la Santa Comunione. Le sue ultime parole, rivolte ai familiari sono: "Gesù, Maria, Giuseppe", "Nelle Vostre mani affido il mio spirito" e "Pregate, per favore, pregate". Paolo Takashi ha raggiunto la sua Midori in cielo.
Bibliografia (tratta da Wikipedia)

  • "Le campane di Nagasaki" (長崎の鐘 Nagasaki no Kane)
  • "Ricordi della desolaziona atomica" (原子野録音 Genshino Rokuon)
  • "Per quello che non è passato via" (亡びぬものを Horobinu Mono O)
  • "La corona del Rosario" (ロザリオの鎖 Rozario no Kazari)
  • "Lasciando questi bambini" (この子を残して Kono Ko o Nokoshite)
  • "Il fiume della vita" (生命の河 Seimei no Kawa)
  • "La collina fiorita" (花咲く丘 Hana Saku Oka)
  • "Il mio prezioso bambino" (いとし子よ Itoshi Ko Yo)
  • "Otometōge" (乙女峠)
  • "Varie da Nyokodō" (如己堂随筆 Nyokodō Zuihitsu)
  • "Medico del villaggio" (村医 Son-i)
  • "Torre dalla pace" (平和塔 Heiwa no Tō)
  • "Fiori di Nagasaki" (長崎の花 "Nagasaki no Hana")

Io ho ripreso il cammino della vita / Senza la mia donna cara. / Le mie lacrime amare / Cadono sui grani del suo Rosario. / Io ascolto le campane di Nagasaki / Che mi consolano come un amico.

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giovedì 7 febbraio 2013

Servi di Dio Martiri di Siroki Brijeg Frati Minori Francescani + Siroki Brijeg (Boznia-Erzegovina) 7 febbraio 1945




Servi di Dio Martiri di Siroki Brijeg  Frati Minori Francescani  + Siroki Brijeg (Boznia-Erzegovina) 7 febbraio 1945



Medjugorje, piccolo villaggio della Bosnia-Erzegovina, è conosciuto da tanti fedeli cattolici, soprattutto italiani, per le apparizioni mariane che si susseguono dal 1981. Ai tanti pellegrini che affollano il villaggio può capitare di visitare, nelle vicinanze del paesino, il santuario di Siroki Brijeg, titolato alla Madonna Assunta in Cielo, santuario che costituisce l'autentico vessillo religioso dell'Erzegovina, riconosciuto anche al di fuori dei confini della piccola regione.

Quel monastero, vero e proprio scrigno della storia e delle memorie del popolo croato di Erzegovina, fu teatro, il 7 febbraio 1945, di una delle più efferate stragi commesse dai partigiani comunisti locali, eccidio rimasto indelebile nella memoria della gente del luogo nonostante tutti i tentativi, anche violenti, delle autorità comuniste di far dimenticare l'episodio. Il complesso, comprendente il santuario, il convento, una scuola e una chiesa dedicata alla Madonna Assunta in cielo, era stato costruito nel 1846 (durante la dominazione turca), grazie alla dedizione di dodici francescani originari dell'Erzegovina e provenienti da Kresevo, in Bosnia. Subito iniziarono anche i lavori per edificare il monastero e successivamente un edificio da adibire a seminario.

Nelle vicinanze edificarono un centro scolastico che comprendeva anche una scuola ginnasiale ove i frati insegnavano alle giovani generazioni della Bosnia-Erzegovina.Venne pure costruita una casa per tutti quelli che venivano da lontano per frequentare la scuola. Così, il luogo divenne un centro culturale cristiano ed il santuario si trasformò in un simbolo per l'Erzegovina; per questo motivo un gruppo di partigiani comunisti decise di distruggerlo dalle fondamenta, al fine di sradicare dal cuore del popolo la fede cattolica e la benevolenza e la riconoscenza verso i frati francescani.
Arrivati a Siroki Brijeg alle tre del pomeriggio del 7 febbraio 1945, i partigiani trovarono nel monastero trenta religiosi, alcuni dei quali erano professori nel ginnasio adiacente il santuario. I comunisti hanno detto: "Dio è morto, Dio non c'è, non c'è, il Papa, non c'è la Chiesa, non c'è bisogno di voi, andate anche voi nel mondo a lavorare". Con minacce e bestemmie cercarono di persuadere i frati a lasciare l'abito religioso, ma essi risposero: "Noi siamo religiosi, consacrati, non possiamo lasciare il nostro abito religioso". Allora, un soldato arrabbiato prese il Crocifisso e lo buttò a terra.  "Ecco - disse - adesso potete scegliere la vita o la morte". Ogni frate, dopo essersi inginocchiato e aver baciato Gesù, stringendo la Croce sul petto, disse come San Francesco: "Tu sei il mio Dio, il mio Tutto". Testimoni oculari, tra i quali alcuni militari che facevano parte del plotone d'esecuzione,  hanno successivamente raccontato che i frati andarono incontro alla morte pregando e cantando le litanie della Madonna.  Uno di quei soldati è rimasto scioccato dal comportamento eroico dei frati. Lui ha raccontato: "Fin da bambino, nella mia famiglia, ho sempre sentito dalla mamma che Dio c'è, Dio esiste. Al contrario, Lenin, Stalin, Tito avevano sempre affermato e fatto di tutto per inculcare in ciascuno di noi: Dio non c'è, non esiste! Quando le circostanze della vita mi hanno portato a trovarmi di fronte ai martiri di Siroki Brijeg e ho visto come quei frati hanno affrontato la morte, pregando e benedicendo i loro persecutori, chiedendo a Dio di perdonare le colpe dei carnefici, allora mi sono risuonate chiare la parole di mia madre e ho pensato: la mia mamma aveva ragione, Dio c'è, Dio esiste!" Quel soldato, oggi, è convertito ed ha un figlio sacerdote e una figlia suora.Terminata l'esecuzione i loro corpi furono cosparsi di benzina e bruciati. Non paghi di questo, i partigiani oltraggiarono e cancellarono la scritta sulla pietra invocante Dio e la Madonna, posta sopra l'ingresso del convento e distrussero la biblioteca contenente circa 150 mila volumi, che documentavano le tappe della storia e delle sofferenze del popolo croato di Erzegovina.


I martiri di Siroki Brijeg
  • Fra Bruno Adamcik, di 37 anni; 
  • Fra Marko Barbaric, di 80 anni. Quel 7 febbraio 1945 giaceva a letto ammalato di tifo. Gli ufficiali comunisti ordinarono di portarlo fuori, trasportandolo su una coperta. Quindi fu ucciso e buttato nel fuoco assieme agli altri confratelli; 
  • Fra Jozo Bencun, 76 anni; 
  • Fra Marko Dragicevic, 43 anni, professore di greco e latino; 
  • Fra Miljenko Ivankovic, 21 anni; 
  • Fra Andrija Jelcic, 41 anni; 
  • Fra Rudo Juric, 20 anni; 
  • Fra Fabijan Kordic, 55 anni; 
  • Fra Viktor Kosir, 21 anni; 
  • Fra Tadija Kozul, 36 anni, professore di filosofia, greco e latino; 
  • Fra Krsto Kraljevic, 50 anni; 
  • Fra Stanko Kraljevic; 74 anni; 
  • Fra Zarko Leventic, 26 anni. Anch'egli ammalato di tifo, fu preso e ucciso come glialtri confratelli; 
  • Fra Bonifacije Majic, 62 anni, professore e catechista; 
  • Fra Stjepan Majic, 20 anni, aveva appena terminato il noviziato; 
  • Fra Arkandeo Nuic, 49 anni, professore di greco, latino, tedesco e francese; 
  • Fra Borislav Pandzic, 35 anni, professore di religione; 
  • Fra Kresimir Pandzic, 53 anni, professore di lingua classica e direttore della scuola; 
  • Fra Fabijan Paponja, 48 anni; 
  • Fra Nenad Venancije Pehar, 35 anni, professore di filosofia; 
  • Fra Melhior Prlic, 53 anni; 
  • Fra Ludovik Rados, 20 anni, aveva appena terminato il noviziato; 
  • Fra Leonard Rupcic, 38 anni, professore di francese; 
  • Fra Mariofil Sivric, 32 anni, 
  • Fra Ivo Sliskovic, 68 anni; 
  • Fra Kornelije Susac, 20 anni; 
  • Fra Dobroslav Simovic, 38 anni, professore ed educatore dei seminaristi; 
  • Fra Radoslav Vuksic, 51 anni, professore di matematica e fisica, direttore delginnasio per sei anni; 
  • Fra Roland Zlopasa, 33 anni, professore; 
  • Fra Leopold Augustin Zubac, 55 anni, professore.  






Il santuario è il più grande in tutta la Bosnia Erzegovina: è un simbolo, un segno. I comunisti hanno pensato che distruggendo il "segno" sarebbe finita anche la fede. Invece, la fede è cresciuta e si è sviluppata sotto il manto e la protezio­ne della Madonna. Anche i nostri martiri francescani sono cresciuti e vissuti avvolti dal manto della Madonna. I corpi dei trenta testimoni della fede sono rimasti nascosti sotto terra per anni e anni; non si poteva nominarli né fare alcuna commemorazione. Ma il sangue dei martiri gridava ed era di esempio per tutti, così sono fiorite nei cuori nuove vocazioni e la Chiesa e la Fede sono cresciute come albero rigoglioso.
Molti genitori raccontavano ai loro bambini ciò che era capitato ai frati. Nel cuore di questi bimbi cresceva sempre più il desiderio di imitare i  martiri e diventare frati loro stessi.





novena ai trenta martiri francescani di Siroki Brieg



Rinnoviamo il ringraziamento ai 30 martiri francescani dell’Erzegovina,
per aver difeso la fedeltà a Cristo e al Vangelo.
O Regina dei martiri, la Tua potente intercessione ottenga ai tuoi “Cari figli martiri” la giusta gloria nella Chiesa pellegrinante, quella gloria che già posseggono nella Chiesa celeste. O Regina dei martiri, la Tua potente intercessione ottenga al mondo intero una fede incrollabile, una fede grande e pura come quella testimoniata dai nostri martiri francescani.

NOVENA AI MARTIRI DI SIROKI BRIEG
(BOSNIA ERZEGOVINA)
inizia il 29 gennaio

PREGHIAMO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
lo credo in Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.
I° GIORNO
Signore i martiri di Siroki Brijeg furono vittime della guerra. Il loro sacrificio e il sangue versato possono far terminare le guerre nel mondo e ogni guerra che esiste nel cuore di ognuno e nelle famiglie, nel cuore e nella vita della Chiesa. La loro intercessione possa portare conforto a tutte le vittime delle guerre perché abbiano la forza di portare la propria croce, di testimoniare la fede e l’amore verso Te e verso il prossimo. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.
PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell'amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
II° GIORNO
Signore, i trenta martiri di Siroki Brijeg furono uccisi e bruciati nel fuoco. Attraverso quel fuoco diventarono un sacrificio gradito e fragrante per Te. Per loro intercessione, fa’ che possiamo sperimentare la grazia della conversione. Tutto l’ateismo e l’orgoglio che sono in noi, possano essere inceneriti. Rendici capaci, per loro intercessione, di sapere perdonare anche i nostri nemici e fare bene a quelli che ci odiano e ci rifiutano. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.
PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell'amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
III° GIORNO
Signore i trenta martiri di Siroki Brijeg erano francescani. Avevano fatto i voti di obbedienza di castità e povertà decidendo, così di servirTi, con tutto il cuore. Oggi, in questi tempo di autocompiacimento, di menzogna e di cupidigia possa l’intercessione dei nostri martiri liberarci da ogni male e utilizzare saggiamente i nostri beni terreni, per poter essere capaci di servirTi, e di seguirTi e di amare Te sopra ogni cosa. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.
PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell'amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
IV° GIORNO
Signore i martiri di Siroki Brijeg erano professori ed educatori della loro gente. Essi hanno alimentato la crescita dello spirito nella fede cristiana, nel Vangelo, nell’amore, nella speranza e nella pace. Possano essere un grande esempio per i nostri giovani affinché siano capaci di credere in Te e nella Tua parola, avvicinarsi di più a Te, amarTi sopra ogni altra cosa. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.
PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell'amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
V° GIORNO
Signore i martiri di Siroki Brijeg erano frati e sacerdoti. Ricevettero al forza dal Sacrificio incruento della Messa per poter testimoniare con il loro sangue, l’amore per Te, per la Chiesa, per la loro patria. O Signore, insegnaci ad amare e a vivere la Santa Messa; insegnaci a vivere attingendo all’Altare e dalle Tue mani aperte. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.
PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell'amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
VI° GIORNO
Prima di morire, i nostri martiri dissero: “Se ci portano via tutto e lo distruggono, non potranno prenderci la Bibbia”. E la Bibbia rimase nelle mani dei nostri martiri. Signore, donaci la grazia di amare la Bibbia, la tua Parola vivente di cui ogni uomo vive. Apri i nostri cuori alla Tua Parola, affinché la possiamo meditare e radicare nella nostra vita. Possano i nostri cuori diventare tabernacoli viventi della Tua Parola che ci ispirerà, ci darà coraggio nella sventura e ci guarirà dalla nostra debolezza. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.
PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell'amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
VII° GIORNO
Madre nostra, Regina dei martiri, in questo Tuo santuario che i martiri di Siroki Brijeg hanno difeso con la loro vita nella preghiera e nel sacrificio, hai mostrato il Tuo amore, la Tua vicinanza, la Tua materna intercessione. Per intercessione dei nostri martiri, aiuta tutti quelli che varcano la soglia di questo santuario perché siano esaudite le loro preghiere e le loro suppliche, siano confortati nella sventura, siano guariti da ogni malattia e trovino pace e benedizione. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.
PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell'amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
VIII° GIORNO
Signore, i trenta frati francescani di Siroki Brijeg hanno versato il loro sangue del martirio per la fede, per Dio, per il loro popolo e per la patria. Così, essi diventarono Tua immagine. O Gesù, per la potenza del Tuo e loro sangue del martirio, possano essere innalzati agli onori degli altari e annoverati fra i Tuoi Santi. Per loro intercessione e loro preghiere, fa’ che possiamo essere colmati di grazia e possano essere esaudite le nostre preghiere. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.
PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell'amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
IX° GIORNO
Signore, i martiri di Siroki Brijeg sono stati grandi con il loro perdono. Testimoni oculari hanno rivelato che, sul luogo dell’esecuzione, molti di essi impartivano l’assoluzione ai loro nemici con il segno della croce e pregavano per i carnefici. Signore, fa’ che anche noi possiamo imparare a perdonare i nostri nemici, a fare il bene e contraccambiare con il bene a quelli che ci odiano e ci perseguitano. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.
PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell'amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Per informazioni di qualsiasi tipo: Telefono e fax – 0585-43653 – Via delle Grazie, 9 – 54100 MASSA.

Chi ricevesse la grazia per intercessione dei Martiri di Siroki Brijeg è pregato di darne comunicazione all’Associazione MEDUNARODNO KUMSTVO DJETETU HERCEG BOSNE UI.K. Stepinca, 12 – 88220 SIROKI BRIJEG (Bosnia-Erzegovina)


Il 7 febbraio 1945 sono nate 30 Stelle in Cielo.
Pregate per noi!