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venerdì 11 marzo 2016

Pietro Salvatore Colombo, OFM, vescovo di Mogadiscio, Somalia, martire, assassinato il 9 luglio 1989

"Come incenso al Tuo cospetto"

Monsignore Salvatore Colombo, vescovo di Mogadiscio, Somalia

Monsignore Salvatore Colombo nasce a Carate Brianza il 28 ottobre 1922.
Viene chiamato Pietro al fonte battesimale dai genitori Luigi Colombo ed Ernestina Farina. E' l'ultimo di 5 figli. L'infanzia trascorre serena, nella cascina della pianura lombarda. Il rosario serale  riunisce la famiglia nella devozione alla Santa Madre di Dio.
Nel 1933, a undici anni, entra nell'Ordine dei Frati Minori di Lombardia.
In piena guerra mondiale fra Salvatore prosegue i suoi studi teologici nel convento di sant'Antonio a Milano, in via Farini 10, dove ora riposano le sue spoglie. 
Il 20 agosto 1944, nella stessa chiesa di Sant'Antonio, fra Salvatore si consacra per sempre a Dio nell'Ordine francescano, emettendo la professione solenne.
Ordinato sacerdote nel 1946 dal beato cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, l'anno dopo, il 30 marzo 1947,  parte per la Somalia dove fonda diverse stazioni missionarie.


Mons. Colombo si difende dalle affettuosità di una leonessa. 
Nel 1960 in Somalia scoppia la rivoluzione socialista e nel 1972 vengono confiscate e nazionalizzate scuole, ambulatori e tipografie della missione. Rimangono solamente la chiesa e la cattedrale. Rimangono anche due piccole comunità di suore che si occupano di un asilo e di un lebbrosario. Qui lavora per oltre 40 anni Padre Pietro Turati (clicca qui), compagno di monsignor Colombo, che sarà poi assassinato nel 1991. Nel 1976 Paolo VI  elegge Salvatore Colombo a vescovo della diocesi di Mogadiscio.  Inizia così una vastissima opera di carità verso i profughi dell'Ogaden  e verso la gente più abbandonata della Somalia realizzando molti progetti di promozione umana e sociale come testimonianza del Vangelo in mezzo a quelle popolazioni totalmente islamiche.


Mons. Colombo riceve un dono da una suora
Cattedrale di Mogadiscio - Monsignor Colombo impartisce i sacramenti della Santa Eucarestia e della Cresima

Martire della carità, il 9 luglio 1989, viene ucciso vicino alla cattedrale di Mogadiscio, mentre all'interno si celebra l'Eucarestia e si prega "Agnello di Dio che togli i peccati del mondo".
Leggiamo quanto scrive a proposito dell'assassinio di Monsignor Colombo, padre Massimiliano Taroni, allora giovane francescano in Somalia nel libro "Monsignor Salvatore Colombo", edito da VELAR "... sono le 19,15 ed io, rassegnato al fatto di non aver accompagnato padre Salvatore (alla chiesa del Sacro Cuore), partecipo alla Santa Messa in italiano in Cattedrale; mi trovo al primo banco, a pochi metri dal luogo dove P. Salvatore offrirà la sua vita, versando il proprio sangue.
E' il momento dell"Agnello di Dio" e nella Cattedrale si sente un colpo forte e secco, uno sparo uno sparo che risuona fragoroso destando sgomento: subito fra Paolo Guzzi, avendo sentito gridare "aiuto!" esce all'esterno; dopo pochi istanti lo si vede rientrare affannosamente e dirigersi verso il sacerdote sull'altare. Intuisco che qualcosa di grave deve essere successo ed anch'io corro velocemnte fuori dalla Cattedrale, subito seguito da fra Paolo, da P. Venanzio Tresoldi, che ha interrotto la S. Messa e da due suore. Una terribile scena ci si presenta: è ormai buio da quasi un'ora, ma il corpo del Vescovo accasciato al suolo lo si scorge bene a causa del candido abito bianco che indossa. Giace nell'aiuola accanto alla stradina che conduce ai garages con il corpo colpito mortalmente. Mentre mi inginocchio e gli prendo le mani, un brivido m'assale, un brivido che mi congela lo sguardo e il cuore. Padre Venanzio ancora rivestito dei Sacri Paramenti, porge l'assoluzione a Padre Salvatore, quindi ritorna in chiesa per terminare la Messa. Io e fra Paolo invochiamo affettuosamente "Monsignore, Monsignore!". In quell'istante accorre anche don Palmiro, un sacerdote-medico ospitato dal monsignore; s'inginocchia anch'egli e. accostandosi al viso privo di sensi, riesce a percepire un lieve respiro: è ancora vivo. Io e fra Paolo corriamo precipitosamente in cantina a prendere una barella e, in un batter d'occhio, adagiatovi P. Salvatore, lo portiamo all'interno della casa, in quella stessa sala dove accoglieva i suoi ospiti e dove in mattinata ha accolto anche il killer che lo avrebbe poi assassinato... P. Salvatore è ora cosciente, si muove e a tutti rivolge il suo paterno sguardo che mai dimenticherò e che sempre ho impresso in mente. Quei suoi occhi così espressivi e dolci sembrano dire: Vi ho voluto bene, ora vi lascio...".I giorni successivi all'assassinio sono giorni tremendi e intensi... Dall'Italia giungono tre frati: il P. provinciale di allora, P. Arcangelo Zucchi, P. Giorgio Bertin e fra Gianni Losio ... I funerali sono fissati per il giorno 15 luglio. Dalle autorità giunge l'ordine che avvengano in gran segreto di sera durante il coprifuoco. Giunge pure il nunzio apostolico da Kartoum, Mons. Roblez Dias. Sono le 21 del 15 luglio. Giunge scortato dalla polizia il feretro di Mons. Colombo su di una barella. Fra Paolo Guzzi, per anni a fianco del vescovo e abile falegname, ha costruito la cassa, semplicissima. Nella cattedrale si è preparato, nella navata di destra, il vano per seppellire il vescovo. Per strada non c'è un'anima viva. solo polizia. Nella Cattedrale sono presenti tutti i frati della missione, quattro frati di Milano tra cui il sottoscritto, il nunzio apostolico, un sacerdote bresciano, un somalo, una manciata di suore e uno dei nipoti del vescovo, allora membro del Parlamento Europeo a Bruxelles. Al termine, badili alla mano, tutti i celebranti seppelliscono il vescovo come un martire dei primi secoli.
Due anni più tardi la cattedrale è rasa al suolo e le quattro tombe dei vescovi sono scoperchiate, devastate e i resti dispersi.  Qualche settimana dopo le mani pietose di alcuni paracadutisti italiani e del loro cappellano raccolgono ciò che resta dei quattro presuli. Quattro minuscole cassette con qualche ossa restano per alcuni anni nel deposito di un cimitero, in Italia. Finalmente i resti mortali del vescovo dei poveri e del martire della carità, Monsignor Salvatore Colombo, e dei vescovi Bernardino Bigi, Fulgenzio Lazzati, Silvio Zocchetta vengono inumati. Riposano ora sotto l'altare di S. Francesco nella Basilica di S. Antonio di Padova, in via Farini a Milano. E' il 12 novembre 1997."
In un altro libro "Omicidio a Mogadiscio - L'ultimo vescovo al crepuscolo della Somalia" di Dario Paladini, a pag 31, si legge, riguardo al funerale di Mons. Colombo: "In tutto nella Cattedrale vi erano 30 persone, oltre ai frati, alle suore e al nipote, due sacerdoti ospiti del vicariato e l'ambasciatore Mario Manca accompagnato da Claudio Pacifico. L'unico somalo presente è Fulgenzio, il sacrestano, al quale spetta così il compito di rappresentare la piccola comunità cristiana locale..."


Fulgenzio (Mohamed Farak Osman prima del Battesimo), sacrestano della Cattedrale di Mogadiscio.
Fulgenzio è nato nel 1935 ed è morto a Milano il 25 maggio 2015. Per tanti anni è stato  sacrestano nella chiesa francescana di S. Angelo di via Moscova dopo la forzata fuga da Mogadiscio su un aereo italiano per sfuggire alla morte.



Riposa in pace.
Rovine della Cattedrale di Mogadiscio dopo la distruzione del 1991

Per saperne di più:


OMICIDIO A MOGADISCIO - L'ULTIMO VESCOVO AL CREPUSCOLO DELLA SOMALIA
di Dario Paladini - Introduzione di mons. Giorgio Bertin - Contributo del sen, Giovanni Bersani

Paoline, 2006
Pietro Salvatore Colombo (Wikipedia)
Il Vescovo col saio
Omicidio a Mogadiscio (CLICCA QUI PER LEGGERE IL LIBRO)
La Cattedrale di Mogadiscio
Somalia, mons. Bertin: basta fame e guerra
Aiuto alla Somalia
Guerra civile in Somalia
Somalia (Wikipedia)
Mogadiscio (Wikipedia)
Diocesi di Mogadiscio (Wikipedia)
Chiesa cattolica in Somalia


Monsignor Colombo, vescovo dei poveri e martire della carità
di Massimiliano Taroni - Editrice VELAR, 2009
Altare di San Francesco nella Basilica di S. Antonio di Padova a Milano.
Qui riposano le spoglie di Mons. Salvatore Colombo, Bernardino Bigi, 

Fulgenzio Lazzati, Silvio Zocchetta dal 12 novembre 1997
Preghiera per le popolazioni della Somalia

martedì 17 novembre 2015

Padre Pietro Turati (Nuvolera 19/10/1919 - Gelib (Somalia) 8 febbraio 1991 - Martire francescano

Con la mia voce al Signore grido aiuto,
con la mia voce supplico il Signore
Salmo 141



Padre Pietro Turati (Ordine Frati Minori) è nato in un paese del bresciano, Nuvolera, ma ha voluto morire nella sua patria d'elezione, la Somalia, a Gelib. Pur essendo in grande pericolo di vita non ha voluto lasciare i suoi lebbrosi somali, i suoi orfanelli. L'8 febbraio 1991 (data presunta della morte) è stato barbaramente ucciso, accoltellato di notte, nella sua casa, da ribelli nell'ambito della guerra civile somala che ha insanguinato il paese e che dura a tutt'oggi.
Durante questa guerra furono molti i cristiani  assassinati dagli islamici.
Il 9 luglio 1989, due anni prima, era stato assassinato l'amico fraterno di padre Pietro,  Salvatore Colombo, sacerdote francescano, da 42 anni in Somalia, vescovo di Mogadiscio.
Un colpo di pistola al cuore sparato da un assassino rimasto ignoto ha stroncato la sua  vita fuori della cattedrale di Mogadiscio.


Cattedrale di Mogadiscio prima della distruzione
Il 9 gennaio 1991 erano state assalite, saccheggiate e date alle fiamme la residenza dei missionari e la cattedrale di Mogadiscio, bruciati la preziosa biblioteca e l'archivio. Bruciati gli altari, bruciata la sacrestia, bruciato l'organo, bruciate le stanze dei missionari. Anche ministeri, ospedali, università furono distrutti. Si sparava ovunque. In cattedrale comparvero scritte anticristiane sui muri, le tombe dei vescovi furono violate e i resti dispersi. La comunità cristiana somala era dispersa. Anche l'altra chiesa cattolica di Mogadiscio, dedicata al Sacro Cuore di Gesù subì la stessa sorte. Distrutte e saccheggiate anche le residenze delle suore.   Italiani e religiosi si rifugiarono nell'ambasciata italiana che li fece trasferire su mezzi blindati all'aeroporto dove riuscirono a imbarcarsi su aerei diretti prima a Mombasa e poi finalmente in Italia.
Padre Pietro rimase assolutamente solo a Gelib con gli orfani ricoverati nell'edificio dell'ex missione. Il mattino dell'8 febbraio padre Pietro fu trovato morto in casa con ferite da coltello. Fu sepolto nel cortile della missione, per ordine del santone (capo villaggio musulmano), ed è stato sepolto con il suo vestito da lavoro tutto insanguinato. Non aveva neppure la sua bara (che tutti i missionari francescani si portano appresso quando vanno in missione), perché l'aveva regalata a un morto italiano a cui lui stesso, poco tempo prima, aveva dato cristiana sepoltura, Come Francesco, nudo nella nuda terra, spogliato di tutto.
A chi volesse approfondire la storia esemplarmente cristiana e commovente di padre Pietro Turati consigliamo vivamente  la lettura del libro "Padre Pietro Turati, martire francescano in Somalia (da cui sono state ispirate queste note) scritto da due suoi confratelli, frati minori come lui, missionari  che hanno avuto la grazia di conoscerlo e frequentarlo mentre era in vita, padre Filiberto Sabbadin e padre Massimiliano Taroni. Fra Taroni lo conobbe giovanissimo, 23 anni, a Mogadiscio nel luglio 1989, poco dopo l'assassinio di monsignor Colombo, assassinio di cui l'allora giovanissimo padre Taroni fu testimone. Tutti questi frati hanno un luogo in comune: la Basilica dedicata a Sant'Antonio di Padova a Milano in via Carlo Farini 10. Monsignor Colombo è sepolto in questa basilica all'altare dedicato a san Francesco d'Assisi. Padre Filiberto Sabbadin, missionario per 26 anni e autore di molti bellissimi libri, ha servito molti anni nel convento dei frati minori annesso alla basilica (impossibile dimenticare le sue profonde, coraggiose omelie, il suo piglio energico e nello stesso tempo misericordioso in confessionale)  e adesso riposa nel Campo XI del cimitero Maggiore di Milano, insieme ai confratelli dell'Ordine dei Frati Minori. Qui riposa anche Fulgenzio, cattolico laico somalo di Mogadiscio,fuggito anche lui dalla Somalia in quel terribile anno. Fulgenzio ha rischiato la vita (era un islamico convertito), ma è rimasto fedele al suo Gesù e ai frati. A Milano, profugo, ha prestato servizio per più di vent'anni, come sacrestano, presso la chiesa francescana di Sant'Angelo, in Moscova ed è morto il 25 maggio 2015. Padre Massimiliano Taroni, il più giovane, ha servito presso il santuario basilica di sant'Antonio come Segretario delle missioni francescane lombarde e anche lui è autore di molte notevoli pubblicazioni. Padre Pietro Turati è stato trasferito nel convento di via Farini a Milano nel 1947 per frequentare l'ultimo anno di teologia. Dopo l'ordinazione sacerdotale ricevuta il 27 giugno 1948 nel Duomo di Milano dalle mani del Cardinale Ildefonso Schuster, è partito, come da sua insistente richiesta, ai primi del mese di agosto, per la Somalia da cui non è più tornato.


Preghiera di intercessione


Per informazioni, per ricevere immagini o segnalare grazie ricevute per l'intercessione di
Padre Pietro Turati, rivolgersi a:
Segretariato Missioni Francescane lombarde - Convento di San Francesco, via S. Francesco, 7
24060 Cividino (BG)
Tel.  030 732202 - 73171
e-mail missioni@fratiminori.it

Bibliografia

Titolo: PADRE PIETRO TURATI - Martire francescano in Somalia
Autori: Filiberto Sabbadin e Massimiliano Taroni
Casa Editrice: VELAR

LINK

SANTI E BEATI
FRATI MINORI DI LOMBARDIA
EDITRICE VELAR
GOOGLE BOOKS - TESTIMONIANZA
Chiesa cattolica in Somalia - Wikipedia
Africa il paradiso perduto di Mario Tonini Bossi
Gazzetta del Mezzogiorno - I resti di 700 italiani di Mogadiscio, recuperati dall'esercito e tumulati a Bari
Diocesi di Padova - La Chiesa Cattolica in Somalia
Diocesi di Gibuti - Wikipedia
Parrocchia di Virle Treponti


La tomba di Padre Pietro Turati, 
visitata dal Vescovo di Gibuti, Giorgio Bertin