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martedì 7 aprile 2015

I martiri della guerra civile italiana (1943-1949) - Don Luigi Lenzini, Servo di Dio (Modena 1881 - Modena 1945)

"So di essere alla tua presenza, o Gesù mio, e benché con gli occhi non ti veda, pure la Fede mi dice che Tu sei lì in quell’Ostia, vivo e vero, come lo fosti un dì sulla terra. Sì, lo credo, o Gesù, più che se ti vedessi con gli occhi, e sapendo di essere alla tua reale presenza, il mio primo dovere è di adorarti. Ti adoro con lo spirito di adorazione con cui ti adorò tua Madre, quando ti vide nato nella grotta di Betlemme. Voglio la Fede e la carità del tuo padre putativo S. Giuseppe per adorarti come meriti. Ti adoro con le adorazioni dei tuoi Apostoli e soprattutto con quella del tuo diletto Pietro, quando ti disse: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Fa’, o Gesù, che la mia adorazione non si limiti a questo giorno, ma che il mio pensiero sia sempre vicino al tuo santo Tabernacolo".
Don Luigi Lenzini


Processo diocesano "sprint". già a Roma la causa. Nascondeva i partigiani, ma predicava contro l'ideologia comunista. Presagiva la sua fine e la confidò in predica. Fu torturato e ucciso, la sentenza di morte emessa da una cellula del PCI.

Ucciso sull'Appennino Tosco Emiliano a pochi Km dal luogo di martirio di Rolando Rivi, Don Luigi Lenzini oggi è stato proclamato Servo di Dio dall'Arcidiocesi di Modena e Nonantola. Parroco di Crocette di Pavullo (in provincia di Modena), Don Lenzini era a conoscenza del clima di aperto odio verso i preti, però riteneva che fosse suo dovere mettere in guardia i giovani contro i nemici della fede e della libertà. Al tempo stesso condannava la violenza di operazioni belliche compiute in prossimità di nuclei abitati che comportavano ritorsioni sulla popolazione civile. Fu minacciato più volte di morte. E per questo venne preso di mira: attraverso di lui si voleva dare una lezione agli altri sacerdoti, perché non prendessero posizione sui fatti concreti, ma parlassero soltanto di un'etica astratta, non riconducibile a fatti reali, altrimenti venivano accusati di fare "politica". Le sue omelie vennero regolarmente riferite alla sede del partito comunista di Pavullo in modo rozzo e tali da apparire come una severa condanna di quella parte politica. Ci fu un episodio che vide protagonista il toscano Ermanno Cirri, che nella sede del partito esclamò: "Quello è un prete da togliere dalla spesa". Lo cercò e ai suoi parrocchiani disse che "che voleva insegnargli come si doveva parlare in chiesa". Don Lenzini gli rispose che era il parroco e non poteva non fare il suo dovere. Pur minacciato di morte - spiega oggi il comitato che sostiene la sua causa di beatificazione - egli sentiva il dovere di predicare la verità; Tuttavia dava l'impressione a chi lo avvicinava, di presentire che qualche cosa di terribile stava per abbattersi sulla sua umile vita. Fu visto alcune volte in sacrestia impegnato in discussioni concitate con sconosciuti. Più volte, la domenica, spiegando il Vangelo, fece intravedere ai fedeli il dramma che si agitava nel suo cuore: "Mi hanno imposto di tacere, mi vogliono uccidere, ma devo fare il mio dovere anche a costo della vita. Il 21 luglio 1945, a guerra ormai finita, venne svegliato con il pretesto di portare i sacramenti ad un moribondo, ma capì che era un espediente, così rispose che aveva visitato l'ammalato la stessa sera e sarebbe tornato l'indomani mattina. Gli assalitori penetrarono in canonica da una finestra lasciata aperta, con una scala a pioli.  Quattro individui mascherati ed armati terrorizzarono la perpetua, la figlia e la nipote, che fuggirono in una casa vicina. Il sacerdote tentò di salvarsi rifugiandosi nel campanile e suonando la campana a  martello, ma gli assalitori cominciarono a sparare sul piazzale. Erano persone pratiche della canonica e del campanile e trascinarono giù il sacerdote in camicia da notte, lungo un sentiero nel bosco. Don Lenzini fu torturato brutalmente e assassinato. Il suo corpo semisepolto fu rinvenuto una settimana dopo in una vigna. Lo stato del cadavere fece chiaramente capire che gli assassini avevano infierito sul sacerdote con efferata crudeltà. L'unico processo del 1949 si svolse in un'atmosfera di paura e di omertà e non seppe assicurare alla giustizia umana i colpevoli, mandanti ed esecutori. Gli imputati furono assolti per insufficienza di prove. L'8 giugno 2011 viene aperto il processo diocesano e proclamato il parroco Servo di Dio. La causa è ora a Roma presso la Congregazione per le cause dei santi.
(Fonte: Don Luigi Lenzini (clicca qui) ).
Tratto dal Dossier 
"I santi martiri del triangolo della morte,
 calunniati e massacrati in nome di Cristo",


giovedì 23 ottobre 2014

Martiri della Rivoluzione Francese



Dall'intervista di Antonio Socci a Pierre Chaunu (vedi link a fondo pagina), riguardante la Rivoluzione Francese:

- Professore, il suo libro è uscito in Francia a marzo, già da alcuni anni lei si è ribellato al coro degli intellettuali e alle ingiunzioni del potere politico, contestando la legittimità di queste celebrazioni. Perché?

- È una mascherata indecente, un'operazione politica che sfrutta le stupidaggini che la scuola di Stato insegna sulla Rivoluzione. Pensi alle bétises del ministro della Cultura Lang: "L'89 segna il passaggio dalle tenebre alla luce". Ma quale luce? Stiamo commemorando la rivoluzione della menzogna, del furto e del crimine. Ma trovo scioccante soprattutto che, alle soglie del '92, anche tutto il resto d'Europa festeggi un periodo dove noi ci siamo comportati da aggressori verso tutti i nostri vicini, saccheggiando mezza Europa e provocando milioni di morti. Cosa c'è da festeggiare? Eppure qua in Francia ogni giorno una celebrazione, il 3 aprile, il 5, il 10. È grottesco.



- Ma è stato comunque un evento che ha cambiato la storia.

- Certo, come la peste nera del 1348, ma nessuno la festeggia. Ad un giornalista tedesco ho chiesto: perché voi tedeschi non festeggiate la nascita di Hitler? Quello è sobbalzato sulla sedia. Ma non è forse la stessa cosa?



Martiri della Rivoluzione Francese
+ fine XVIII secolo


"La persecuzione religiosa subita dai francesi cattolici durante questo periodo (la Rivoluzione francese) non ha equivalenti nella storia se non le grandi persecuzioni del XX secolo. Di tutte la Rivoluzione francese è stata il modello. La persecuzione religiosa non fu solo persecuzione contro i religiosi, ma una rivolta contro il cristianesimo, con il preciso intento di decristianizzare la nazione. La maggioranza dei preti è stata assassinata o espulsa, tutte le chiese sono state chiuse per un anno e mezzo e il loro patrimonio requisito ed incamerato, 250.000 vandeani sono stati massacrati perché volevano andare alla Messa e restare fedeli a Roma".

 (Pierre Chaunu, in Stefano M. Paci,

 "Quante idiozie su quegli anni bui"

 in 30GIORNI, n° 1, gen.1987, p. 19)


 La chiesa ha avviato i processi di canonizzazione per circa un migliaio di questi gloriosi martiri e la metà di essi sono già stati beatificati a più riprese da vari papi.


Un uomo che fa a meno di Dio, uno Stato che diventa totalitario, un odio sfrenato verso la religione cattolica e la monarchia, l’annientamento del passato e il culto della dea ragione: questi i capisaldi dell’evento preso a simbolo della nascita del mondo moderno.

La Rivoluzione francese è il primo radicale tentativo di costruire una società ed una struttura statale nell’orizzonte di quella cultura che si definisce "moderna". Capisaldi di questa cultura sono: un uomo "senza Dio", assolutamente autonomo ed autosufficiente che non ha bisogno di nessun riferimento religioso per conoscere la sua identità, i principi fondamentali del suo comportamento, le regole fondamentali della vita sociale. Si definisce questo mondo culturale anche come laicismo. Padre Cornelio Fabro raccoglieva l’essenza del laicismo in questa formula: "Dio se c’è, non c’entra".

Il mondo moderno con la Rivoluzione francese ha dimostrato in modo gigantesco, negli sforzi e anche negli orrori, che era possibile creare una società e uno Stato secondo quella ragione illuministica, che è sostanzialmente una ragione scientifico-tecnologica. In particolare lo Stato costituisce l’obiettivo ultimo dello sforzo per razionalizzare la vita dell’uomo nella società. Lo Stato diviene dunque la realtà che raccoglie tutti i valori razionali, culturali ed etici: diviene dunque il vero fatto che dà valore totale alla persona ed alla società.

Si può anche dire che la Rivoluzione Francese sostituisce ad uno Stato che riconosce una dimensione religiosa della vita, uno Stato che si presenta come capace di totalizzare la società: uno stato "totalitario", appunto. È ovvio che quindi non si è trattato di una evoluzione di pezzi della società precedente, richiesta dall’apparire di nuove esigenze, di nuovi problemi, di nuove sfide. La società precedente aveva vissuto momenti di riforma parziale che l’avevano, in qualche modo, adeguata progressivamente alla evoluzione di tempi e problemi.

La Rivoluzione francese invece crea un mondo nuovo: intanto il mondo nuovo si può costruire se si distrugge il mondo del passato. Il mondo del passato (l’Ancìen Regime) è considerato dai rivoluzionari francesi come l’insieme di tutti gli errori teorici e politici, di tutte le ingiustizie personali e sociali, di quella profonda alienazione da cui appunto ‘l'uomo doveva essere liberato per l’esercizio di quello che gli illuministi avevano chiamato "il lume della ragione". La Rivoluzione francese ha innegabilmente al cuore una forza eversiva del passato: il passato deve essere distrutto, addirittura nella sua consistenza materiale, nella realtà delle sue istituzioni e dei suoi costumi, nelle grandi espressioni culturali, artistiche e poetiche: perché tutto nel passato grida lacrime e sangue e l’uomo invece non deve più soffrire.

La politica, la nuova religione, che pretenderà di imporre a tutti i francesi il culto della dea ragione, è la sola in grado di garantire "la felicità degli uomini sulla terra" (cfr. "Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino"). Ma la tradizione non era un passato, la tradizione era un presente: nella presenza della Chiesa come popolo di Dio presente nel mondo la tradizione segnava la vita della persona e della società, rivelava ancora una capacità di educazione della persona e di fondazione di rapporti culturali e sociali. Per questo motivo, dall’Assemblea degli Stati Generali (1789) fino al regicidio (1793), ed al Terrore giacobìno, la Rivoluzione francese assume un volto innegabilmente anti-ecclesiale ed anti-ecclesiastico. L’inizio di questa lotta contro la Chiesa francese è la Costituzione civile del clero (1790). La Chiesa francese, in quanto tende ad essere una struttura della vita sociale ed a proporre una cultura, una morale ed una immagine di società che nascono dalla fede, deve accettare di essere "formata dallo Stato". Mentre ufficialmente sì parla di "separazione della Chiesa dallo stato", in realtà la Chiesa viene strettamente legata alla struttura giuridica ed amministrativa dello Stato. Per essere Chiesa, la Chiesa francese deve accettare di avere un riconoscimento civile dallo Stato. Così le oltre trecento diocesi francesi vengono ridotte a meno dì cento e fatte coincidere con i dipartimenti, le parrocchie vengono forzosamente fatte coincidere con le province: vescovi e parroci vengono eletti dalle assemblee degli aventi diritto al voto (meno dello 0,5% di tutto il popolo francese). Viene spezzato il vincolo di comunione e di dipendenza dal Papa, a cui viene riconosciuto soltanto un primato di onore e non di giurisdizione.

Una infima minoranza del clero francese giura la Costituzione civile e formerà così la chiesa "giurata"; la quasi totalità del clero francese rifiuterà il giuramento (e formerà la cosiddetta "chiesa refrattaria"). Centinaia di migliaia di cattolici francesi scriveranno una delle pagine più fulgide del martirio della Chiesa nei tempi moderni. Giovanni Paolo II canonizzerà questa parte importante del popolo cattolico di Francia, martire, nella varietà delle sue vocazioni: vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, padri e madri di famiglia, anche fanciulli di pochi anni. Sono per noi il segno eloquente e commovente che la missione ecclesiale si svolge sempre nell’orizzonte del martirio. La Rivoluzione insieme alla Chiesa rifiuta la monarchia. Occorre intendersi bene. La monarchia non è anzitutto da considerarsi come una determinata procedura nell’esercizio del potere; la monarchia francese è la testimonianza, al di là della grandezza o povertà dei singoli monarchi, che la radice dello Stato e del potere è di carattere religioso.

Il re di Francia, incoronato nella cattedrale di Reims in una fastosa cerimonia sacramentale ed unto con il crisma delle ordinazioni episcopali, è innanzitutto il padre ed il custode della fede del popolo di Francia e della libertà della Chiesa: il suo potere effettivo di governo è certamente ampiamente condizionato da una struttura di partecipazione del clero e dei nobili e successivamente anche dei più alti esponenti della classe borghese. "Il re deve morire perché è il re": così tuonò Robespierre alla Convenzione, durante quel processo che gli storici più seri di oggi sono inclini a considerare più una farsa" che una cosa seria.

Così dalla convergenza di anti-ecclesialità e di rifiuto della monarchia, tende a nascere, in piena Europa e su suolo francese. Il primo esperimento di una struttura politica chiusa in se stessa, che non riconosce nessuna istanza, né a sé, né accanto a sé: quella struttura totalitaria, che a qualche anno dalla solenne Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino ha potuto condannare a morte decine di migliaia di francesi solo sulla base di semplici "sospetti ("la legge dei sospetti").

La giustizia è una giustizia "giacobina": è l’inizio di quelle giustizie aggettivate (fascista, nazista, comunista, popolare) che l’ultimo secolo ha tragicamente sperimentato sulla propria pelle e nella devastazione della propria coscienza. La Rivoluzione francese non deve essere, comunque, demonizzata: in certi settori della vita sociale ha segnato degli indubbi progressi nei confronti di situazioni che potrebbero essere definite "di stagnazione": ma è indubbio che nelle sue spinte propulsive e nel processo culturale, sociale e politico che ha iniziato, e che la storia ha rigorosamente condotto a compimento, la Rivoluzione francese ha determinato quel totalitarismo politico nel quale l’umanità europea, e non solo, ha rischiato di naufragare.


BEATI











SERVI DI DIO















- Giovanni Pietro Nautery e 8 compagni




Fonte:
Il Timone n.17, Gennaio/Febbraio 2002

Link:
Intervista a Pierre Chaunu di Antonio Socci
Pierre Chaunu - Wikipedia
Storia Libera - La Rivoluzione Francese

Pubblicazioni:


Titolo: il genocidio Vandeano - Il seme dell'odio

Autore: Reynald Secher

Edizioni: Effedieffe


martedì 14 ottobre 2014

Enrico Medi, servo di Dio, scienziato e credente - 1911-1974

    L'uomo diventa grande quando nella sua piccolezza raccoglie la grandezza dei cieli e lo splendore della terra e al Padre comune li offre in adorazione e in amore

Enrico Medi

Enrico Medi nasce il 26 aprile 1911 a Porto Recanati, da Arturo Medi, medico e Maria Luisa Mei, originari di Belvedere Ostrense. 
     Laureatosi nel 1937 a soli 21 anni  in fisica con una tesi sul neutrone,  fa parte, con Enrico Fermi, del gruppo dei ragazzi di via Panisperna, Nel 1942 vince la cattedra di fisica sperimentale all'Università di Palermo. Nel 1949 ottiene la cattedra di fisica terrestre all'Università di Roma. Membro dell'Assemblea Costituente nel 1946, più volte deputato al Parlamento italiano, Enrico Medi fu commissario italiano all'Euratom e divenne ben noto al grande pubblico commentando la maratona televisiva dello sbarco del primo uomo sulla luna il 20 luglio del 1969.
     In quell'occasione professò da scienziato la sua fede nel Creatore di tutte le cose.
Compito dello scienziato, nel pensiero e nelle parole di Enrico Medi è ripercorrere a ritroso, se così si può dire, il cammino compiuto da Dio nell'opera della creazione, perché convinto del fatto che Chi ci ha creato senza aver bisogno di noi, non ci salverà senza il nostro concorso.
     La politica per Enrico Medi fu innanzitutto un campo di apostolato: non ebbe paura di intervenire né di terminare i suoi comizi con una coraggiosa espressione di fede. Marito premuroso, dal 1938, di Enrica Zanini, laureata in chimica e farmacia, padre di sei figlie, in lui vi è la sintesi di impegno familiare, professionale ed ecclesiale: "Il desiderio di tutta la vita . racconta lo stesso Medi - è far qualcosa per la Chiesa realizzando lo stato di vita più comune e semplice possibile. Il papà di famiglia, il professore, l'uomo che vive, prega soffre, gioisce, perde tempo, va al cinema, dimentica molte cose e qualcuna per sbaglio ne fa, senza sapere perché".
    Così vivendo nel mondo, Medi - forte di una pietà mariana basata sul Rosario - maturò una spiritualità eucaristica. Ottenuto da Pio XII il permesso di conservare l'Eucaristia in casa, nella sua cappella privata, alla Messa e Comunione quotidiana accompagnò la lettura della Sacra Scrittura. Colpito da un male incurabile, si spense serenamente a Roma sabato 26 maggio 1974.
     Nel 2013 la Diocesi di Senigallia ha concluso la fase diocesana della causa di beatificazione.





Preghiera per la beatificazione del servo di Dio Enrico Medi

O Signore ti ringraziamo per 
i doni di bontà e di grazia che
hai donato a Enrico Medi.
affettuoso padre di famiglia,
 insigne cultore di scienza,
ardente di amore all'Eucaristia e
alla Madonna, ha testimoniato
 la sua fede nel mondo della
cultura e ha comunicato a 
tutti la sua gioia di scoprire Dio
nella creazione. Ha alimentato
la speranza nei giovani, ha servito
 generosamente i poveri, ha 
partecipato responsabilmente 
alla vita civile e sociale dell
comunità. Per la sua intercessione
ottienici la grazia che con 
fiducia oggi ti chiediamo. Se è
tuo disegno d'amore fa che
Enrico sia proclamato beato e
conosciuto in tutta la Chiesa
per il bene nostro  e la gloria del
tuo nome. Amen.
Le notizie di grazie vanno comunicate
alla Diocesi di Senigallia, piazza Garibaldi 3,
60019 Senigallia (AN).
Fax 071 60 094
diocesi@senigallia.chiesacatolica.it
Notizie tratte da
Sulla tua parola
sett./ott. 2014
Editrice Shalom


Pubblicazioni:
Autore: Enrico Medi


Prefazione: Enzo Boschi

Editore: Marietti

Anno di pubblicazione: 2005













Autori: Gaia de Vecchi e Francesco Occhetta

Titolo: Enrico Medi - Fede e Scienza: due ali per volare verso la libertà

Editore: VELAR














Per saperne di più sul servo di Dio Enrico Medi:











domenica 12 gennaio 2014

Padre Ireneo Mazzotti - Francescano, fondatore della Piccola Famiglia Francescana (Cologne, 1887 - Ome, 1976)

Biografia
  • 1873, 29 ottobre - Francesco Mazzotti e Maria Rebuschi si sposano a Calvagese Riviera, paese natale di Maria. Sono contadini, gente dal carattere un po' rude, profondamente onesta e molto religiosa. Dal matrimonio nasceranno otto figli, cinque maschi e tre femmine.
  • 1887, 20 dicembre - Nasce Stefano Celestino, il penultimo dei figli. Vede la luce in una cascina del borgo di Cologne in Franciacorta. La sua infanzia trascorre tra il duro lavoro nei campi, tra i giochi nelle cascine soprattutto insieme alla sorella Cleofe e molta preghiera. 
  • 1894 -  Il fratello maggiore, Andrea, diventa frate nel convento di Cividino. 
  • 1896 -18 maggio - Stefano Celestino riceve il sacramento della Cresima. Non si sa la data della sua Prima Comunione, ma si conosce il suo ricordo riguardo a questo importante evento della sua vita: "... ricordo con commozione quando la mia mamma terrena preparò me e la mia inseparabile sorellina Cleofe alla Prima Comunione. Tornati a casa, come segno di grande solennità, ci diede il caffè; noi al mattino ci accontentavamo, di solito, della minestra riscaldata del giorno prima" (Massimiliano Taroni, Padre Ireneo Mazzotti, Velar 2013, pag. 6).
  • 1901, 8 settembre - Dopo aver espresso il suo desiderio di farsi frate, mai ostacolato dai genitori, Stefano Celestino, a undici anni, parte per il Collegio Serafico dei Francescani di Ornavasso in Piemonte. La separazione dalla famiglia è dolorosa, ma Stefano Celestino si trova bene in convento e si abitua presto. Certo, sente la mancanza della vita di cascina, dei compagni di gioco, del Santo Rosario serale recitato tutti insieme davanti al focolare e di tante altre belle abitudini della sua infanzia. Le sue giornate acquistano un nuovo ritmo: vita comunitaria, preghiera, studio, ricreazione.
  • 1903, 23 ottobre - Parte per il convento di Rezzato dove farà il noviziato. Fra i suoi compagni di noviziato vi è Agostino Gemelli, il futuro fondatore e rettore dell'Università Cattolica di Milano. Trova qualche difficoltà per motivi di salute, risolte con l'aiuto di Agostino Gemelli e anche a causa del suo temperamento un po' rude e difficile. La convivenza con il suo carattere costituirà per tutta la vita una dura prova giornaliera per padre Ireneo, prova sempre vissuta con grande umiltà di cuore e volontà di ravvedimento. Qui, come d'uso in quei tempi, assume il nuovo nome di fra Ireneo
  • 1904, 3 novembre - Fra Ireneo emette la professione.
  • 1908 - A Brescia, nel convento di San Gaetano, Ireneo inizia gli studi teologici che si concluderanno a Milano nel convento di sant'Antonio.
  • 1908, 15 ottobre - Il papa san Pio X si rivolge al clero milanese con queste parole: " A questi cari sacerdoti io faccio una sola raccomandazione, non dico loro di essere zelanti, non di essere caritatevoli, ma ripeto quello che ho già raccomandato nella Esortazione al clero, di essere santi. Se sarete santi, avrete tutte le qualità necessarie per il bene delle anime vostre e di quelle affidate alle vostre cure". (Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003, pag. 32).  Queste parole ispirano Ireneo per tutta la sua vita sacerdotale.
  • 1909,  - Emette la professione solenne dei voti religiosi.
  • 1911, 10 giugno - Riceve l'ordinazione sacerdotale dal Beato Cardinale Ferrari nel Duomo di Milano. Viene inviato nel convento di Rezzato dove inizia il suo apostolato fatto di predicazione alle parrocchie, confessioni, quarant'ore eucaristiche, tridui, novene. Questo tipo di apostolato gli si addice molto.
  • 1913, - Inviato al convento di Baccanello, Ireneo inizia a prendersi cura dei terziari francescani (oggi Ordine Francescano Secolare). Organizza ritiri, pellegrinaggi, conferenze per i terziari e si innamora di quest'incarico.
  • 1914 - Trasferimento nel convento di Saiano. Qui oltre all'assistenza dei terziari Ireneo deve provvedere ad insegnare ai frati seminaristi.
  • 1916 - Chiamata alle armi nella Grande Guerra. E' arruolato nel reparto sanità e presta servizio negli ospedali da campo, curando i feriti e amministrando i sacramenti ai moribondi.
  • 1917 - E' coinvolto nella disastrosa ritirata di Caporetto. Della terribile esperienza al fronte ci ha lasciato questa testimonianza :"Per ben tre anni dovetti vivere da semplice soldato, in mezzo a soldati abbruttiti dalla trincea e dal vizio. La Madonna, alla quale non dimenticai mai, neppure per un solo giorno, di recitare la Corona francescana, anche nelle tragiche giornate della ritirata di Caporetto, mi preservò dal contaminarmi con il fango dell'impurità" (Massimiliano Taroni, Padre Ireneo Mazzotti, Velar 2013, pag. 27).
  • 1919 - Convento di Sabbioncello. Ireneo assume l'incarico di insegnante degli studenti liceali. Non è un'esperienza nè facile nè felice forse anche a causa del carattere un po' irascibile e chiede di esserne esonerato. Accusa sé stesso di essere un nevrastenico (ma, aggiungiamo noi chi non lo è, almeno un po', quando si ha a che fare con studenti adolescenti?).
  • 1920, 11-18 novembre - Durante gli esercizi spirituali, affiora per la prima volta nel suo Diario la formula "Voglio farmi santo e un grande santo". L'affermazione scaturisce dalla ferma volontà di corrispondere ai grandi doni elargiti dal Signore e non certo da presunzione o ambizione personale (Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003). 
  • 1921 - Trasferimento al convento di Dongo, sul lago di Como, dove si occupa nuovamente delle fraternità di terziari francescani e della predicazione nelle parrocchie.
  • 1922 -  Diventa Guardiano, cioè Superiore, del convento di Saiano vicino al paese natale. E' sempre responsabile delle Fraternità dei Terziari Francescani di quella zona.
    1925, agosto - Viene nominato Superiore a Brescia, nel convento di San Gaetano. Si accresce sempre più la devozione alla Madonna. Anche qui si occupa di terziari e alcune terziarie francescane sono letteralmente conquistate dal suo grande fervore spirituale. 
  • 1928, 16 luglio -  Incontra per la prima volta Vincenza Stroppa, la donna con cui, grazie alla sua  totale dedizione, darà vita alla fondazione della Piccola Famiglia Francescana. Vincenza Stroppa è una maestra ed è stata indirizzata a padre Ireneo da padre Agostino Gemelli al quale si era rivolta per un discernimento spirituale in Università Cattolica a Milano. Il desiderio di Vincenza è la consacrazione totale a Dio rimanendo nello stato laicale. Nel frattempo due terziarie francescane della fraternità di San Gaetano esprimono a padre Ireneo il desiderio di consacrarsi con i voti di povertà, castità e obbedienza senza dover entrare in convento, ma rimanendo nello stato laicale.
  • 1929, 29 agosto - Padre Ireneo annota nel suo Diario: " Giorno memorabile questo nel quale il SS Cuore di Gesù mi ha fatto una grazia segnalata. Sono convintissimo che le due persone venute a propormi la fondazione di un gruppo di élite nella Congregazione del Terz'Ordine sono state mandate dal Signore e hanno parlato per ispirazione divina. Cuore dolcissimo di Gesù, Cuore dolcissimo di Maria, vi prometto che in quest'opera sarò il vostro semplice strumento disposto a fare tutto e a tutto soffrire perchè si compia anche in questo la vostra volontà."  (Massimiliano Taroni, Padre Ireneo Mazzotti, Velar 2013, pag. 16). A questo punto, padre Ireneo propone alle tre donne di stendere, ciascuna per conto proprio, una bozza di regolamento di vita. Viene scelta la proposta di regolamento di Vincenza Stroppa, proposta di grande spiritualità.
  • 1929, 26 dicembre, Santo Stefano martire - A Brescia, in una stanzetta del convento di San Gaetano nasce, grazie alla consacrazione di sei giovani donne, l'Istituto della "Piccola Famiglia". Questo istituto si diffonde rapidamente specialmente all'interno del Terz'Ordine. Vincenza Stroppa e Padre Ireneo Mazzotti ne sono le colonne. Padre Ireneo ne sarà riconosciuto fondatore.
  • 1931 - Padre Ireneo giunge al convento S. Angelo in Milano, in via della Moscova. Anche qui la Provvidenza gli fa incontrare una giovane, la Serva di Dio Antonietta Lesino e altre giovani desiderose di far parte della "Piccola Famiglia". Anche quelli di Sant'Angelo sono anni ricchi e fecondi nei quali padre Ireneo si dedica al Terz'Ordine.  Rivolto alle terziarie padre Ireneo afferma: " Quando lo spirito di abbandono informa la vita nostra, noi possiamo chiamarci santi, perché la santità non è altro se non la conformità di tutti noi stessi a Dio, e l'abbandono in lui è appunto una delle forme più pure ed assolute dell'amore, perché è donazione senza riserva di tutto il nostro essere, con tutte le sue forze e le sue attività, per fare di noi un vero olocausto". Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 22).
  • 1934 - Viene trasferito come Guardiano a Monza, al convento di Santa Maria delle Grazie. Ha l'incarico di rettore del santuario mariano e, in questo periodo, grazie a lui, viene incoronata l'effige della Madonna.
  • 1937 - E' trasferito al convento di Sant'Antonio a Milano dove mantiene l'incarico di Commissario Provinciale del Terz'Ordine. Svolge anche il servizio del confessionale nella Basilica dedicata al grande santo di Padova.
  • 1940 - Scoppia la seconda guerra mondiale. Padre Ireneo è trasferito a Busto Arsizio come superiore del convento del Sacro Cuore. Qui, oltre all'assistenza al Terz'Ordine, intensifica l'attività a favore della Piccola Famiglia Francescana. 
  • 1942 - Il Superiore Generale di tutti i frati del mondo consacra l'Ordine Francescano al Cuore Immacolato di Maria. Padre Ireneo ne trae ispirazione per la consacrazione della Piccola Famiglia al Cuore Immacolato di Maria.
  • 1943 - E' trasferito a Brescia, al convento di San Gaetano dove ritrova le sorelle della Piccola Famiglia Francescana.
  • 1943, sabato 3 aprile - Mentre padre Ireneo celebra la santa Messa all'altare della Madonna, tutte le sorelle della Piccola Famiglia si consacrano al Cuore Immacolato di Maria.
  • 1946 - Diventa superiore a Cividino. Qui matura l'idea di dare alla Piccola Famiglia Francescana un luogo dove le sorelle possano incontrarsi, vivere periodi di ritiro spirituale, frequentare corsi di aggiornamento. Rimedia un rustico nella località di Ome in Franciacorta a una quindicina di chilometri da Cividino. Affida ad Antonietta Lesino l'incarico di custode della casa, insieme ad altre sorelle di Cividino.
  • 1947, Natale - Questi gli auguri di padre Ireneo alle sue figlie spirituali: " Che vi facciate sante! E' il proposito che dovete fare per questo anno, come lo deve essere per tutti i giorni. Ognuna di voi deve dire a se stessa, almeno cento volte al giorno: devo farmi santa! [...]. Non accontentatevi dunque di essere delle buone donne, ma abbiate almeno il desiderio ardente di farvi sante e grandi sante!". (Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003, pag, 26). 
  • 1950, 11 ottobre - Viene inaugurata la casa dell'Istituto con il nome di "Cenacolo" in ricordo dell'Ultima Cena. Il Cenacolo è intitolato a Maria Assunta in Cielo (nel 1950 è stato proclamato il dogma dell'Assunzione). Ogni stanza del Cenacolo ha il nome di un mistero del Rosario e delle sette Allegrezze di Maria. Al centro del chiostro viene posta una bella statua del Cuore Immacolato di Maria e anche la Grotta di Lourdes  per gli ammalati trova posto al Cenacolo. Per costruire tutto questo padre Ireneo si trasforma in muratore insieme alle sorelle e alle maestranze.  Non manca una bella statua di San Francesco posta nel giardino. 
  • 1952 - Padre Ireneo è trasferito a San Gaetano a Brescia ed è esonerato da qualsiasi altro incarico per potersi dedicare a tempo pieno all'Istituto della Piccola Famiglia Francescana.
  • 1952, 19 gennaio - Dal suo Diario: "Durante l'anno: silenzio esteriore ed interiore, cieco, sordo, muto".(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 147).
  • 1954, -  Anno mariano - In quest'occasione Padre Ireneo scrive: "Chiamati come siamo dalla nostra vocazione ad imitare da vicino Gesù Cristo, scelto a Sposo dell'anima nostra, potremmo avere noi altri sentimenti, altri gusti che i suoi? San Paolo ci ammonisce: abbiate gli stessi sentimenti di Gesù Cristo in voi".(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 164).  
  • 1957 - Da un'idea di padre Mazzotti e del marchigiano padre Leonardo Tasselli, nasce l'Associazione delle Guardie d'onore del Cuore Immacolato di Maria. L'iniziativa è sostenuta anche dal Beato Padre Gabriele Allegra, missionario in Cina. Nasce anche l'idea di un grande santuario mariano che sarà realizzata nel 1965.
  • 1957, 5 maggio - Istituzione della "giornata lourdiana" o "giornata degli ammalati" che ogni anno, a cominciare da oggi, si celebrerà presso la grotta della Madonna nel Cenacolo Francescano di Ome. In questa prima giornata lourdiana la Madonna offre un segno tangibile della sua compiacenza con la guarigione istantanea di un malato, costretto da mesi a camminare con le stampelle per una dolorosa sciatica.(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 105).
  • 1959 - Padre Ireneo è trasferito a Saiano, vicino a Ome e quindi al Cenacolo. In occasione del XXX anniversario della fondazione dell'Istituto ricorda così questo evento nel suo Diario: "In una saletta, nella sede del Terz'Ordine della Congregazione di San Gaetano, a porte chiuse, erano presenti sei e precisamente la Tagliavini Amelia e Mombelli Elisa, che sono già in Paradiso, poi la Stroppa e la Mombelli Giuseppina, che è qui presente, e la Ida Polotti, che deve essere qui, mi pare, anche quella e poi un'altra che adesso è in Paradiso, la Lelia Bonzoni. Sei balorde. Balordo io più di loro... e là in un'atmosfera catacombale, perchè era chiusa a chiave la porta della sede, ho benedetto con un semplice segno di Croce, i sei Crocifissi; poi ho attaccato un pezzo di spago ad ogni Crocifisso e l'ho messo al collo di ciascuna. Quella era la Vestizione. Tutto il noviziato l'avevano fatto in quei quattro o cinque mesi che vi erano stati di aspettativa e senz'altro le ho ammesse ai Santi Voti, senza tante chiacchere, senza tanti anni di noviziato e le cerimonie, come fate voi oggi. Però erano preparate perché accettare di iniziare una vita tutta nuova e fidarsi soltanto di questo povero balordo, un francescano balordo, ci voleva una gran fede. E il Signore le ha benedette. Così ebbe inizio la Piccola Famiglia... Ebbene su questo mistico albero della Piccola Famiglia - questo piccolo granello di senape piantato a Brescia - che oggi ha steso i suoi rami in tutto il mondo, si può dire, vi sono tanti nidi di sorelle balordelle che cantano mattino e sera, giorno e notte, le Lodi del Signore." (Massimiliano Taroni, Padre Ireneo Mazzotti, Velar 2013, pag. 18) 
  • 1961 - La Santa Sede di Roma dà una prima approvazione all'Istituto della Piccola Famiglia Francescana.
  • 1963 - Visitando le sue figlie spirituali, padre Ireneo le esorta spesso: " E ora vi svelo un segreto per vivere in pace con Dio, col prossimo e con voi stesse: siate cieche per non vedere i difetti altrui; siate sorde per non ascoltare le mormorazioni e i pettegolezzi; siate mute per non riportare i difetti altrui".(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 146).
  • 1963, giugno -Viene pubblicata la rivista Vita di Famiglia , della Piccola Famiglia Francescana.
  • 1964 - Grande devoto di San Giuseppe, confida nella sua protezione per il momento del suo transito. Scrive nel Diario: "In vista del transito, invocherò frequentemente San Giuseppe".(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 204).  
  • 1965, 1 maggio - Viene posta la prima pietra del Santuario del Sacro Cuore di Maria a Valdragone nella Repubblica di San Marino. L'opera è grandiosa: Adorazione Eucaristica Perpetua nella parte inferiore, Santuario Mariano nella parte superiore. L'opera comprende anche una casa per convegni ed esercizi spirituali della Guardia d'Onore, un Monastero di Suore Clarisse, un Centro Mariologico e un conventino per i frati addetti alla cura del Santuario.
  • 1966 - Padre Ireneo ammette di non farcela più.
  • 1966 - Viene redatta una storia della Piccola Famiglia Francescana  dal titolo Il granello di senapa.
  • 1967 - Padre Ireneo rinuncia all'incarico di Assistente Centrale della Piccola Famiglia Francescana. Scrive nel Diario: "Signore, comprendo che ormai vado sempre più camminando per la via delle umiliazioni. Un po' per volta mi si toglie il comando... e di me, se non muoio presto, non resterà agli occhi dell'Ordine francescano e della Piccola Famiglia Francescana nient'altro che un rudere! Gesù, per l'intercessione di Maria, dammi tanta grazia che io sappia camminare per questa via, cantando il cantico dell'amore, fino alla fine!". 
  • 1983 - L'Istituto della Piccola Famiglia Francescana diviene di Diritto Pontificio (sono trascorsi più di 50 anni dalla fondazione).
  • 1971 -Padre Ireneo celebra il suo sessantesimo anniversario di sacerdozio. E' un momento importante, festoso. Da qui inizieranno gli anni del declino, sia fisico che mentale.
  • 1975, 18 maggio - Il Vescovo di Brescia erige la Piccola Famiglia Francescana in Istituto Secolare di Vita Consacrata, di diritto diocesano. E' una grande gioia per padre Ireneo.
  • 1975 - Natale - Gli auguri del padre alla Piccola Famiglia: "Più invecchio e più sento il bisogno di dirvi che il più grande comandamento che il Signore ci ha lasciato è quello della carità. Coraggio, figlie mie in Gesù Cristo! Sappiate che il padre vi ricorda al Signore quando prega".  (Massimiliano Taroni, Padre Ireneo Mazzotti, Velar 2013, pag. 44). A Maria Cancelli che gli suggerisce di chiedere alla Madonna di farlo guarire, Padre Ireneo risponde: " Figliola, diciamo alla Madonna di aiutarci a fare la volontà di Dio". (Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 24).
  • 1976, 28 maggio - Giorno successivo alla solennità dell'Ascensione del Signore. Alle 5,20 del mattino, Padre Ireneo benedice e ringrazia le sorelle della Piccola Famiglia Francescana presenti al suo capezzale, si raccoglie in preghiera. Passano alcuni momenti e poi "apre gli occhi, sorride ed esclama: Che bello! Che bello! Mi stringe la mano: un sospiro più lungo..., piega la testa e poi più nulla". (Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 207).
  • 1983 - L'Istituto della Piccola Famiglia Francescana diviene di Diritto Pontificio (sono trascorsi più di 50 anni dalla fondazione).

Padre Ireneo Mazzotti e Vincenza Stroppa

  • 1987, 19 dicembre - La salma di padre Ireneo viene portata dal cimitero di Ome alla Chiesa Prrocchiale. Qui il Vescovo ausiliare di Brescia, Monsignor Vigilio Mario Olmi celebra l'Eucaristia alla presenza di numeroso popolo. Si tiene una veglia di preghiera e, il 2o dicembre, la salma viene accompagnata da un numeroso corteo al Cenacolo dove è tumulata nella Cappellina. 
  • 1998 - Si conclude il processo informativo diocesano del Servo di Dio Ireneo Mazzotti. Più di 50 persone hanno testimoniato circa la vita e le virtù di Padre Ireneo sottolineandone l'eroicità.(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 31)

Preghiera 




 Santissima Trinità,
ti adoriamo e ringraziamo 
per tutti i doni concessi al tuo Servo 
Padre Ireneo,
con i quali l'hai reso modello
 di vita francescana e sacerdotale.
Degnati di concedere la beatificazione
del tuo Servo Padre Ireneo
e donaci per sua intercessione la grazia
che Ti chiediamo...
Amen

Gloria al Padre...

O Vergine Immacolata,
Madre di Dio e Madre nostra,
per la filiale devozione
di padre Ireneo, 
ottieni da Dio che egli sia glorificato
qui in terra concedendoci, 
per sua intercessione, 
la grazia che con fede imploriamo...

Ave, o Maria...


Chi desidera immagini o scritti sul Servo di Dio Ireneo Mazzotti  e chi ottenesse grazie per una sua intercessione è pregato di scrivere a : Cenacolo Francescano Maria Assunta, Via Valle, 48 - 25050 OME (BS), tel. 030.652024, fax 030.6852311, e-mail: cenacolo_francescano@virgilio.it, sito internet: www.piccolafamana.com

Oppure: Vice postulatore, Convento Sacro Cuore, Piazza P. Gentile Mora 1 -21052 BUSTO ARSIZIO (VA), TEL. 0331.633450, e-mail: busto@fratiminori.it




Bibliografia e fonti



Titolo: Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti
Autore: Rocco Barbariga


Anno di pubblicazione: Milano, 2003
Casa Editrice: ANCORA 
ISBN: 88-7610-989-7
Titolo: Padre Ireneo Mazzotti
Autore: Massimiliano Taroni


Anno di pubblicazione: Gorle, 2013
Casa Editrice: VELAR 
ISBN: 978-88-7135-872-7






Titolo: Vita di Famiglia n° 3/2011 - Centenerario ordinazione sacerdotale di padre Ireneo Mazzotti
Autore: PFF
Ome, Cenacolo Francescano Maria Assunta
  • Vogliatevi bene. Insegnamenti di Padre Ireneo Mazzotti alla Piccola Famiglia Francescana,  Cenacolo Francescano, Ome, 1979, pp. 560
  • Voglio farmi santo, Note di diario spirituale, Cenacolo Francescano, Ome, 1988, pp. 152 
Scritti inediti:
  • Lettere al ministro provinciale.
  • Lettere ad altri sacerdoti.
  • lettere personali a singole sorelle della Piccola Famiglia Francescana. 
  • Alcuni appunti autobiografici (3-7 luglio 1950)
  • Testamento spirituale (26-27 luglio 1953).
  • Ricordi autobiografici (25 ottobre 1960).
  • Due note di diario.
Appunti e schemi per la predicazione, così raggruppati:
  • Per ore di adorazione
  • Per ritiri ed esercizi spirituali
  • Appunti di prediche
  • Prediche e istruzioni relative al Terz'Ordine Francescano e alla spiritualità francescana
  • Prediche per varie circostanze
  • Le beatitudini
Gli scritti inediti sono conservati nell'Archivio padre Ireneo Mazzotti, Biblioteca Francescana, Milano, Piazza Sant'Angelo 2


Piccola Famiglia Francescana
Ireneo Mazzotti - Biblioteca Francescana
Guardia d'onore del Cuore Immacolato di Maria
Santi e beati diocesi di Brescia