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venerdì 11 marzo 2016

Pietro Salvatore Colombo, OFM, vescovo di Mogadiscio, Somalia, martire, assassinato il 9 luglio 1989

"Come incenso al Tuo cospetto"

Monsignore Salvatore Colombo, vescovo di Mogadiscio, Somalia

Monsignore Salvatore Colombo nasce a Carate Brianza il 28 ottobre 1922.
Viene chiamato Pietro al fonte battesimale dai genitori Luigi Colombo ed Ernestina Farina. E' l'ultimo di 5 figli. L'infanzia trascorre serena, nella cascina della pianura lombarda. Il rosario serale  riunisce la famiglia nella devozione alla Santa Madre di Dio.
Nel 1933, a undici anni, entra nell'Ordine dei Frati Minori di Lombardia.
In piena guerra mondiale fra Salvatore prosegue i suoi studi teologici nel convento di sant'Antonio a Milano, in via Farini 10, dove ora riposano le sue spoglie. 
Il 20 agosto 1944, nella stessa chiesa di Sant'Antonio, fra Salvatore si consacra per sempre a Dio nell'Ordine francescano, emettendo la professione solenne.
Ordinato sacerdote nel 1946 dal beato cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, l'anno dopo, il 30 marzo 1947,  parte per la Somalia dove fonda diverse stazioni missionarie.


Mons. Colombo si difende dalle affettuosità di una leonessa. 
Nel 1960 in Somalia scoppia la rivoluzione socialista e nel 1972 vengono confiscate e nazionalizzate scuole, ambulatori e tipografie della missione. Rimangono solamente la chiesa e la cattedrale. Rimangono anche due piccole comunità di suore che si occupano di un asilo e di un lebbrosario. Qui lavora per oltre 40 anni Padre Pietro Turati (clicca qui), compagno di monsignor Colombo, che sarà poi assassinato nel 1991. Nel 1976 Paolo VI  elegge Salvatore Colombo a vescovo della diocesi di Mogadiscio.  Inizia così una vastissima opera di carità verso i profughi dell'Ogaden  e verso la gente più abbandonata della Somalia realizzando molti progetti di promozione umana e sociale come testimonianza del Vangelo in mezzo a quelle popolazioni totalmente islamiche.


Mons. Colombo riceve un dono da una suora
Cattedrale di Mogadiscio - Monsignor Colombo impartisce i sacramenti della Santa Eucarestia e della Cresima

Martire della carità, il 9 luglio 1989, viene ucciso vicino alla cattedrale di Mogadiscio, mentre all'interno si celebra l'Eucarestia e si prega "Agnello di Dio che togli i peccati del mondo".
Leggiamo quanto scrive a proposito dell'assassinio di Monsignor Colombo, padre Massimiliano Taroni, allora giovane francescano in Somalia nel libro "Monsignor Salvatore Colombo", edito da VELAR "... sono le 19,15 ed io, rassegnato al fatto di non aver accompagnato padre Salvatore (alla chiesa del Sacro Cuore), partecipo alla Santa Messa in italiano in Cattedrale; mi trovo al primo banco, a pochi metri dal luogo dove P. Salvatore offrirà la sua vita, versando il proprio sangue.
E' il momento dell"Agnello di Dio" e nella Cattedrale si sente un colpo forte e secco, uno sparo uno sparo che risuona fragoroso destando sgomento: subito fra Paolo Guzzi, avendo sentito gridare "aiuto!" esce all'esterno; dopo pochi istanti lo si vede rientrare affannosamente e dirigersi verso il sacerdote sull'altare. Intuisco che qualcosa di grave deve essere successo ed anch'io corro velocemnte fuori dalla Cattedrale, subito seguito da fra Paolo, da P. Venanzio Tresoldi, che ha interrotto la S. Messa e da due suore. Una terribile scena ci si presenta: è ormai buio da quasi un'ora, ma il corpo del Vescovo accasciato al suolo lo si scorge bene a causa del candido abito bianco che indossa. Giace nell'aiuola accanto alla stradina che conduce ai garages con il corpo colpito mortalmente. Mentre mi inginocchio e gli prendo le mani, un brivido m'assale, un brivido che mi congela lo sguardo e il cuore. Padre Venanzio ancora rivestito dei Sacri Paramenti, porge l'assoluzione a Padre Salvatore, quindi ritorna in chiesa per terminare la Messa. Io e fra Paolo invochiamo affettuosamente "Monsignore, Monsignore!". In quell'istante accorre anche don Palmiro, un sacerdote-medico ospitato dal monsignore; s'inginocchia anch'egli e. accostandosi al viso privo di sensi, riesce a percepire un lieve respiro: è ancora vivo. Io e fra Paolo corriamo precipitosamente in cantina a prendere una barella e, in un batter d'occhio, adagiatovi P. Salvatore, lo portiamo all'interno della casa, in quella stessa sala dove accoglieva i suoi ospiti e dove in mattinata ha accolto anche il killer che lo avrebbe poi assassinato... P. Salvatore è ora cosciente, si muove e a tutti rivolge il suo paterno sguardo che mai dimenticherò e che sempre ho impresso in mente. Quei suoi occhi così espressivi e dolci sembrano dire: Vi ho voluto bene, ora vi lascio...".I giorni successivi all'assassinio sono giorni tremendi e intensi... Dall'Italia giungono tre frati: il P. provinciale di allora, P. Arcangelo Zucchi, P. Giorgio Bertin e fra Gianni Losio ... I funerali sono fissati per il giorno 15 luglio. Dalle autorità giunge l'ordine che avvengano in gran segreto di sera durante il coprifuoco. Giunge pure il nunzio apostolico da Kartoum, Mons. Roblez Dias. Sono le 21 del 15 luglio. Giunge scortato dalla polizia il feretro di Mons. Colombo su di una barella. Fra Paolo Guzzi, per anni a fianco del vescovo e abile falegname, ha costruito la cassa, semplicissima. Nella cattedrale si è preparato, nella navata di destra, il vano per seppellire il vescovo. Per strada non c'è un'anima viva. solo polizia. Nella Cattedrale sono presenti tutti i frati della missione, quattro frati di Milano tra cui il sottoscritto, il nunzio apostolico, un sacerdote bresciano, un somalo, una manciata di suore e uno dei nipoti del vescovo, allora membro del Parlamento Europeo a Bruxelles. Al termine, badili alla mano, tutti i celebranti seppelliscono il vescovo come un martire dei primi secoli.
Due anni più tardi la cattedrale è rasa al suolo e le quattro tombe dei vescovi sono scoperchiate, devastate e i resti dispersi.  Qualche settimana dopo le mani pietose di alcuni paracadutisti italiani e del loro cappellano raccolgono ciò che resta dei quattro presuli. Quattro minuscole cassette con qualche ossa restano per alcuni anni nel deposito di un cimitero, in Italia. Finalmente i resti mortali del vescovo dei poveri e del martire della carità, Monsignor Salvatore Colombo, e dei vescovi Bernardino Bigi, Fulgenzio Lazzati, Silvio Zocchetta vengono inumati. Riposano ora sotto l'altare di S. Francesco nella Basilica di S. Antonio di Padova, in via Farini a Milano. E' il 12 novembre 1997."
In un altro libro "Omicidio a Mogadiscio - L'ultimo vescovo al crepuscolo della Somalia" di Dario Paladini, a pag 31, si legge, riguardo al funerale di Mons. Colombo: "In tutto nella Cattedrale vi erano 30 persone, oltre ai frati, alle suore e al nipote, due sacerdoti ospiti del vicariato e l'ambasciatore Mario Manca accompagnato da Claudio Pacifico. L'unico somalo presente è Fulgenzio, il sacrestano, al quale spetta così il compito di rappresentare la piccola comunità cristiana locale..."


Fulgenzio (Mohamed Farak Osman prima del Battesimo), sacrestano della Cattedrale di Mogadiscio.
Fulgenzio è nato nel 1935 ed è morto a Milano il 25 maggio 2015. Per tanti anni è stato  sacrestano nella chiesa francescana di S. Angelo di via Moscova dopo la forzata fuga da Mogadiscio su un aereo italiano per sfuggire alla morte.



Riposa in pace.
Rovine della Cattedrale di Mogadiscio dopo la distruzione del 1991

Per saperne di più:


OMICIDIO A MOGADISCIO - L'ULTIMO VESCOVO AL CREPUSCOLO DELLA SOMALIA
di Dario Paladini - Introduzione di mons. Giorgio Bertin - Contributo del sen, Giovanni Bersani

Paoline, 2006
Pietro Salvatore Colombo (Wikipedia)
Il Vescovo col saio
Omicidio a Mogadiscio (CLICCA QUI PER LEGGERE IL LIBRO)
La Cattedrale di Mogadiscio
Somalia, mons. Bertin: basta fame e guerra
Aiuto alla Somalia
Guerra civile in Somalia
Somalia (Wikipedia)
Mogadiscio (Wikipedia)
Diocesi di Mogadiscio (Wikipedia)
Chiesa cattolica in Somalia


Monsignor Colombo, vescovo dei poveri e martire della carità
di Massimiliano Taroni - Editrice VELAR, 2009
Altare di San Francesco nella Basilica di S. Antonio di Padova a Milano.
Qui riposano le spoglie di Mons. Salvatore Colombo, Bernardino Bigi, 

Fulgenzio Lazzati, Silvio Zocchetta dal 12 novembre 1997
Preghiera per le popolazioni della Somalia

martedì 17 novembre 2015

Padre Pietro Turati (Nuvolera 19/10/1919 - Gelib (Somalia) 8 febbraio 1991 - Martire francescano

Con la mia voce al Signore grido aiuto,
con la mia voce supplico il Signore
Salmo 141



Padre Pietro Turati (Ordine Frati Minori) è nato in un paese del bresciano, Nuvolera, ma ha voluto morire nella sua patria d'elezione, la Somalia, a Gelib. Pur essendo in grande pericolo di vita non ha voluto lasciare i suoi lebbrosi somali, i suoi orfanelli. L'8 febbraio 1991 (data presunta della morte) è stato barbaramente ucciso, accoltellato di notte, nella sua casa, da ribelli nell'ambito della guerra civile somala che ha insanguinato il paese e che dura a tutt'oggi.
Durante questa guerra furono molti i cristiani  assassinati dagli islamici.
Il 9 luglio 1989, due anni prima, era stato assassinato l'amico fraterno di padre Pietro,  Salvatore Colombo, sacerdote francescano, da 42 anni in Somalia, vescovo di Mogadiscio.
Un colpo di pistola al cuore sparato da un assassino rimasto ignoto ha stroncato la sua  vita fuori della cattedrale di Mogadiscio.


Cattedrale di Mogadiscio prima della distruzione
Il 9 gennaio 1991 erano state assalite, saccheggiate e date alle fiamme la residenza dei missionari e la cattedrale di Mogadiscio, bruciati la preziosa biblioteca e l'archivio. Bruciati gli altari, bruciata la sacrestia, bruciato l'organo, bruciate le stanze dei missionari. Anche ministeri, ospedali, università furono distrutti. Si sparava ovunque. In cattedrale comparvero scritte anticristiane sui muri, le tombe dei vescovi furono violate e i resti dispersi. La comunità cristiana somala era dispersa. Anche l'altra chiesa cattolica di Mogadiscio, dedicata al Sacro Cuore di Gesù subì la stessa sorte. Distrutte e saccheggiate anche le residenze delle suore.   Italiani e religiosi si rifugiarono nell'ambasciata italiana che li fece trasferire su mezzi blindati all'aeroporto dove riuscirono a imbarcarsi su aerei diretti prima a Mombasa e poi finalmente in Italia.
Padre Pietro rimase assolutamente solo a Gelib con gli orfani ricoverati nell'edificio dell'ex missione. Il mattino dell'8 febbraio padre Pietro fu trovato morto in casa con ferite da coltello. Fu sepolto nel cortile della missione, per ordine del santone (capo villaggio musulmano), ed è stato sepolto con il suo vestito da lavoro tutto insanguinato. Non aveva neppure la sua bara (che tutti i missionari francescani si portano appresso quando vanno in missione), perché l'aveva regalata a un morto italiano a cui lui stesso, poco tempo prima, aveva dato cristiana sepoltura, Come Francesco, nudo nella nuda terra, spogliato di tutto.
A chi volesse approfondire la storia esemplarmente cristiana e commovente di padre Pietro Turati consigliamo vivamente  la lettura del libro "Padre Pietro Turati, martire francescano in Somalia (da cui sono state ispirate queste note) scritto da due suoi confratelli, frati minori come lui, missionari  che hanno avuto la grazia di conoscerlo e frequentarlo mentre era in vita, padre Filiberto Sabbadin e padre Massimiliano Taroni. Fra Taroni lo conobbe giovanissimo, 23 anni, a Mogadiscio nel luglio 1989, poco dopo l'assassinio di monsignor Colombo, assassinio di cui l'allora giovanissimo padre Taroni fu testimone. Tutti questi frati hanno un luogo in comune: la Basilica dedicata a Sant'Antonio di Padova a Milano in via Carlo Farini 10. Monsignor Colombo è sepolto in questa basilica all'altare dedicato a san Francesco d'Assisi. Padre Filiberto Sabbadin, missionario per 26 anni e autore di molti bellissimi libri, ha servito molti anni nel convento dei frati minori annesso alla basilica (impossibile dimenticare le sue profonde, coraggiose omelie, il suo piglio energico e nello stesso tempo misericordioso in confessionale)  e adesso riposa nel Campo XI del cimitero Maggiore di Milano, insieme ai confratelli dell'Ordine dei Frati Minori. Qui riposa anche Fulgenzio, cattolico laico somalo di Mogadiscio,fuggito anche lui dalla Somalia in quel terribile anno. Fulgenzio ha rischiato la vita (era un islamico convertito), ma è rimasto fedele al suo Gesù e ai frati. A Milano, profugo, ha prestato servizio per più di vent'anni, come sacrestano, presso la chiesa francescana di Sant'Angelo, in Moscova ed è morto il 25 maggio 2015. Padre Massimiliano Taroni, il più giovane, ha servito presso il santuario basilica di sant'Antonio come Segretario delle missioni francescane lombarde e anche lui è autore di molte notevoli pubblicazioni. Padre Pietro Turati è stato trasferito nel convento di via Farini a Milano nel 1947 per frequentare l'ultimo anno di teologia. Dopo l'ordinazione sacerdotale ricevuta il 27 giugno 1948 nel Duomo di Milano dalle mani del Cardinale Ildefonso Schuster, è partito, come da sua insistente richiesta, ai primi del mese di agosto, per la Somalia da cui non è più tornato.


Preghiera di intercessione


Per informazioni, per ricevere immagini o segnalare grazie ricevute per l'intercessione di
Padre Pietro Turati, rivolgersi a:
Segretariato Missioni Francescane lombarde - Convento di San Francesco, via S. Francesco, 7
24060 Cividino (BG)
Tel.  030 732202 - 73171
e-mail missioni@fratiminori.it

Bibliografia

Titolo: PADRE PIETRO TURATI - Martire francescano in Somalia
Autori: Filiberto Sabbadin e Massimiliano Taroni
Casa Editrice: VELAR

LINK

SANTI E BEATI
FRATI MINORI DI LOMBARDIA
EDITRICE VELAR
GOOGLE BOOKS - TESTIMONIANZA
Chiesa cattolica in Somalia - Wikipedia
Africa il paradiso perduto di Mario Tonini Bossi
Gazzetta del Mezzogiorno - I resti di 700 italiani di Mogadiscio, recuperati dall'esercito e tumulati a Bari
Diocesi di Padova - La Chiesa Cattolica in Somalia
Diocesi di Gibuti - Wikipedia
Parrocchia di Virle Treponti


La tomba di Padre Pietro Turati, 
visitata dal Vescovo di Gibuti, Giorgio Bertin




sabato 6 dicembre 2014

Padre Massimiliano Maria Kolbe, OFM, il Cavaliere dell'Immacolata (1894 -1941)

"Dimentica te stesso e pensa soltanto a conquistare i cuori all'Immacolata e, per ciò stesso, al Sacratissimo cuore di Gesù"

Biografia di San Massimiliano Maria Kolbe da Cathopedia (clicca qui)

San Massimiliano Maria Kolbe e l'Immacolata


Riportiamo di seguito l'articolo di Paolo M. Siano, Francescano dell'Immacolata,  tratto dalla rivista Il Timone n° 132, pagg. 22-24 di aprile 2014:

Kolbe un santo contro la Massoneria
Il santo polacco, martire ad Auschwitz, fondò la Milizia dell'Immacolata come una cavalleria mariana anche per lottare contro la Libera Muratoria. Una pagina dimenticata della sua vita straordinaria spesa per la Chiesa e la salvezza delle anime

In una lettera del 1938 san Massimiliano Kolbe (1894-1941) scrive che nel 1917 si svolse a Roma una processione massonica inneggiante a Lucifero. Dopo quell'evento, il giovane francescano conventuale si sentì ispirato a fondare la Milizia dell'Immacolata (M.I.) per la conversione e santificazione di tutti, specialmente dei massoni.
E' interessante mettere  a confronto alcuni elementi strutturali della M.I. di Kolbe con quelli della Massoneria. La M.I. è strutturata in 3 gradi di cui il 3° è riservato a coloro che voglionoconsacrarsi illimitatamente all'Immacolata, pronti ad ogni sacrificio per Lei, anche nella morte. Nel pensiero di Kolbe, militi del 3° grado sono soprattutto i frati di Niepokalanow (la città-santuario fondata nel 1927 vicino a Varsavia come centro di apostolato mariano) che vogliono vivere la vita religiosa nel sacrificio eroico per l'Immacolata. Nel pensiero kolbiano la M.I. vuol portare il consacrato, in particolare chi è al 3° grado, verso la trasformazione mistica nell'Immacolata (la creatura più cristificata). La spiritualità della M.I. è tutta incentrata nel dogma dell'Immacolata Concezione e nella tesi tipicamente francescana della mediazione mariana nella distribuzione universale di tutte le grazie.
Nell'ambito della Massoneria "regolare" e "tradizionale"osserviamo che al 3° e ultimo grado di Maestro Massone, il candidato è identificato a Hiram Abiff, l'architetto del Tempio di Salomone che viene ucciso perché, secondo la leggenda massonica, non volle rivelare i segreti dell'Arte Muratoria. Il candidato subisce ritualmente una morte simbolica che è considerata anche morte mistica da vari autori massoni (inglesi, francesi, italiani, tedeschi...) contemporanei a Kolbe.
Il Maestro Massone è consacrato pienamente alla Massoneria e deve essere disposto come Hiram al supremo sacrificio per il bene dell'Istituzione. 
Possiamo dire che il concetto di morte mistica è presente rispettivamente nel 3° grado della M.I. e nel 3° grado massonico, ma ovviamente con presupposti, obiettivi e risultati molto diversi. Ci sono massoni che parlano chiaramente di "morte mistica" del Maestro Massone.
Inoltre, osserviamo che la M.I. si presenta come una cavalleria mariana che vuole con mezzi pacifici la conversione e santificazione di tutti. Secondo san Massimiliano, i militi del 3° grado sono gli autentici cavalieri dell'Immacolata.
Dall'altra parte, il Maestro Massone può accedere in sistemi di Alti Gradi massonici che culminano in gradi cavallereschi e pseudo-templari: Rito Scozzese Antico e Accettato, rito Scozzese Rettificato, Knight Templars...In tali sistemi di Alti Gradi troviamo riferimenti all'esoterismo, ad una certa cristologia metadogmatica (cioè oltre i dogmi cistiani), e gnostica, nonché una certa spietatezza (per lo meno simbolica) verso nemici e traditori della Massoneria.
I Maestri Massoni insigniti di Alti Gradi costituiscono una sorta di cavalleria spirituale che vuole diffondere la "Luce massonica" (davvero luciferina) contro i dogmi della Chiesa.
Il naturalismo etico e filosofico
Ma che cosa scrive e che cosa pensa san Massimiliano della Massoneria?
I principali temi della "massonologia" kolbiana sono: 1) il naturalismo filosofico-etico; 2) il sionismo quale vertice della massoneria mondiale; 3)il Serpente infernale quale segreto ispiratore e guida della Massoneria; 4) i massoni quali "servi di Lucifero". Diamo un rapido sguardo a questi punti, mettendo a confronto ciò che scrive Kolbe con la letteratura massonica internazionale.
Per quanto riguarda il naturalismo massonico, Kolbe cita l'enciclica antimassonica Humanum Genus di Papa Leone XIII (1884), il quale vede in questo atteggiamento filosofico il fondamento del pensiero e della prassi massonica.
Da un punto di vista bibliografico, la tesi kolbiana del Sionismo o Giudeo-Massoneria poggia sui discussi Protocolli dei Savi di Sion, più volte citati dal Kolbe il quale condivide la posizione antimassonica dell'allora celebre Revue Internationale des Sociétés Secrètes (RISS), pur senza citarla espressamente. Notiamo che Kolbe opera una sintesi tra due campi massonologici: da un lato quello del gesuita Hermann Gruber e de la Civiltà Cattolica, che insistono soprattutto sul naturalismo; dall'altro lato vi è la RISS che insiste sulla tesi della giudeo-massoneria.
Circa le tesi della massoneria quale testa del Serpente infernale e il sionismo quale testa della Massoneria, Kolbe si appoggia ancora ai cosiddetti Protocolli Sionisti, dove i sedicenti autori massoni si paragonano alla testa di un Serpente simbolico, che vuole conquistare la Cristianità. Inoltre Kolbe interpreta il Serpente di Gen 3,15 anche alla luce dell'anticlericalismo e anticristianesimo manfesto di vari settori massonici nel periodo storico a lui contemporaneo; per cui Kolbe è convinto che la Massoneria fondata sul naturalismo e diretta da un gruppo potente di ebrei sionisti, sia schierata dalla parte del Serpente della Genesi che agisce attraverso la stessa Massoneria. Conseguenza di questa tesi è che, per Kolbe, i massoni sono da annoverarsi tra i "servi di Lucifero". Questa espressione può trovare la sua giustificazione kolbiana sia nella processione massonico-luciferina del 1917 narrata da Kolbe e sia nella Humanum Genus di Leone XIII, il quale presenta i massoni quali membri del regno di Satana, ripieni del suo spirito ribelle.
Una forza dalla parte del Serpente
Per quanto riguarda i temi kolbiani sopracitati, l'esame di vari testi massonici (Costituzioni, rituali, manuali, commenti, studi vari...) evidenzia la presenza dei seguenti quattro elementi nel panorama culturale massonico, incluso quello anglosassone della United Grand Lodge of England (UGLE) e dei sistemi più importanti di Alti Gradi massonici cavallereschi:


  1. L'esistenza di un naturalismo filosofico ed etico e del principio di tolleranza antidogmatica o metadogmatica tra massoni del mondo latino ed anglosassone. A ciò si aggiunge anche la presenza di un certo naturalismo misterico tipico degli antichi misteri pagani, ma che è ignorato da Kolbe.
  2. Un grandissimo interesse per l'esoterismo ebraico, in articolare per la Cabala, in vari ambienti massonici: inglesi, francesi, statunitensi, italiani, tedeschi... Dall'edizione critica degli scritti kolbiani non emerge peròalcuna conoscenza del rapporto tra massoni ed esoterismo ebraico. Mentre i Protocolli dei Savi di Sion sono oggi considerati da studiosi cattolici, massoni ed ebrei un'invenzione della polizia zarista per scopi antisemitici.
  3. La presenza del simbolismo ofitico (serpente) in alcuni oggetti rituali massonici. Vari scrittori massoni dicono che nel simbolismo massonico, il Serpente rappresenta saggezza, conoscenza o gnosi, rigenerazione, eternità, forza divina insita anche nell'iniziato.
  4. Vari autori massoni (anche anglosassoni) hanno manifestato simpatia per quel personaggio che la Tradizione cristiana chiama indistintamente coi nomi di Diavolo, Lucifero, Satana, Serpente della Genesi.
Kolbe non mostra di conoscere l'esistenza del simbolo del Serpente nell'apparato rituale e simbolistico della Massoneria, come pure non fa alcun riferimento a scritti di massoni simpatizzanti per la magia e per Lucifero. Tuttavia, già alla luce del solo Magistero ecclesiastico, è convinto giustamente che tutta la Massoneria è dalla parte del Serpente della Genesi e non del Dio dogmatico della Rivelazione ebraico-cristiana.

La medaglia Miracolosa - Apparizione
della Beata Vergine a Caterina Labouré - Parigi,
Rue du Bac, 1830 

Carità, preghiera e dialogo per convertire
Occorre sottolineare che l'"antisionismo" di Kolbe (influenzato anche dai Protocolli) non ha nulla a che spartire con l'antisemitismo razziale e nazista. Kolbe, martire ad Auschwitz, ha sempre condannato l'antisemitismo e, anzi, durante la guerra ospitò in Niepokalanow molti ebrei i quali gli furono riconoscenti per il trattamento benevolo ricevuto.
Verso i massoni e i presunti Savi di Sion, Kolbe mantiene un atteggiamento caritatevole: non vuole che sia usata violenza fisica o morale contro di loro, ma cerca unicamente la loro conversione  e santificazione e auspica addirittura la loro militanza nella Milizia dell'Immacolata. I mezzi di cui si serve Kolbe per tali fini sono la preghiera, la penitenza, la stampa e il dialogo. Secondo alcune testimonianze, Kolbe incontrò alcuni massoni e fra questi ci fu anche chi si convertì alla fede cattolica.  In alcuni scritti, Kolbe accenna ad alcuni attacchi massonici contro Niepokalanow, ma senza precisarne la natura.
In conclusione. Con quell'intuizione tipica dei santi, Massimiliano Kolbe ha visto giusto nell'individuare il nucleo naturalistico (antropocentrico,  immanentistico, soggettivistico, relativistico...) e luciferino (gnostico) della Massoneria.
Ce la luce di Gesù Cristo Nostro Signore possa essere accolta dai massoni e convincerli a lasciare una volta per tutte la massoneria. Solo con la grazia di Cristo è possibile costruire e ricostruire una società dove i diritti umani e i diritti di Dio vengono rispettati.Una società cristiana.


Enciclica di Papa Leone XIII, Humanum Genus

Pubblicazioni inerenti:

Titolo: Padre Kolbe "Il Cavaliere dell'Immacolata"
Autore: Roberto Brunelli
Editore Elledici



















Titolo: Un Manuale per conoscere la Massoneria
Autore: Paolo Maria Siano f.i.
Anno di pubblicazione: 2012













La Questione Francescana – Un contributo storico ed ermeneutico
Padre Paolo Maria Siano
Cosa s’intende per Questione Francescana? Si tratta delle problematiche storiche e letterarie (anche ermeneutiche e filologiche) relative alle biografie di San Francesco d’Assisi scritte nell’arco del primo secolo di storia del movimento francescano.

Editrice: Casa Mariana Edtrice








I francescani dell'Immacolata (clicca qui)

mercoledì 26 novembre 2014

Fra' Cristoforo dei Frati Minori Rinnovati . Uno degli ultimi mistici del XX secolo

 "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me". (Gal.2,20)

Fra' Cristoforo era un frate abruzzese, eremita scalzo,  vagante tra le montagne abruzzesi e le pianure del Salento. Portava sempre in un sacco di juta sulle spalle i santini e le biografie devozionali di Santina Campana di cui voleva sostenere il processo di canonizzazione nel Salento alla fine degli anni '80.  Predicava, confessava, pregava nelle parrocchie. Viveva in eremi sperduti nelle campagne. Lo precedeva la fama di santità e di esorcista. Aveva una grande sapienza e, nello stesso tempo, l'innocenza di un fanciullo e una fede grande.  Il suo ispiratore e guida spirituale  era San Pio da Pietrelcina. Anche lui, come San Pio, si dice che abbia  combattuto molte battaglie fisiche e spirituali contro il demonio.  E' stato  un mistico, forse l'ultimo dei mistici.

Visse  a lungo a Casale di Ugento dove la sua vista diminuì moltissimo.  Ad un certo punto della sua vita fu mandato a Palermo, dove fondò un grande gruppo carismatico, di guarigioni. 
E' morto non moltissimi anni fa.
Chi è interessato a questa poetica e santa  figura di "un mistico di altri tempi", può leggere lo scritto di Antonio Margheriti Mastino che lo conobbe personalmente quando era chierichetto e che riportiamo di seguito.

Fra' Cristoforo prega per noi.

Fra' Cristoforo. L'ultimo mistico medievale contemporaneo di Antonio Margheriti Mastino

domenica 12 gennaio 2014

Padre Ireneo Mazzotti - Francescano, fondatore della Piccola Famiglia Francescana (Cologne, 1887 - Ome, 1976)

Biografia
  • 1873, 29 ottobre - Francesco Mazzotti e Maria Rebuschi si sposano a Calvagese Riviera, paese natale di Maria. Sono contadini, gente dal carattere un po' rude, profondamente onesta e molto religiosa. Dal matrimonio nasceranno otto figli, cinque maschi e tre femmine.
  • 1887, 20 dicembre - Nasce Stefano Celestino, il penultimo dei figli. Vede la luce in una cascina del borgo di Cologne in Franciacorta. La sua infanzia trascorre tra il duro lavoro nei campi, tra i giochi nelle cascine soprattutto insieme alla sorella Cleofe e molta preghiera. 
  • 1894 -  Il fratello maggiore, Andrea, diventa frate nel convento di Cividino. 
  • 1896 -18 maggio - Stefano Celestino riceve il sacramento della Cresima. Non si sa la data della sua Prima Comunione, ma si conosce il suo ricordo riguardo a questo importante evento della sua vita: "... ricordo con commozione quando la mia mamma terrena preparò me e la mia inseparabile sorellina Cleofe alla Prima Comunione. Tornati a casa, come segno di grande solennità, ci diede il caffè; noi al mattino ci accontentavamo, di solito, della minestra riscaldata del giorno prima" (Massimiliano Taroni, Padre Ireneo Mazzotti, Velar 2013, pag. 6).
  • 1901, 8 settembre - Dopo aver espresso il suo desiderio di farsi frate, mai ostacolato dai genitori, Stefano Celestino, a undici anni, parte per il Collegio Serafico dei Francescani di Ornavasso in Piemonte. La separazione dalla famiglia è dolorosa, ma Stefano Celestino si trova bene in convento e si abitua presto. Certo, sente la mancanza della vita di cascina, dei compagni di gioco, del Santo Rosario serale recitato tutti insieme davanti al focolare e di tante altre belle abitudini della sua infanzia. Le sue giornate acquistano un nuovo ritmo: vita comunitaria, preghiera, studio, ricreazione.
  • 1903, 23 ottobre - Parte per il convento di Rezzato dove farà il noviziato. Fra i suoi compagni di noviziato vi è Agostino Gemelli, il futuro fondatore e rettore dell'Università Cattolica di Milano. Trova qualche difficoltà per motivi di salute, risolte con l'aiuto di Agostino Gemelli e anche a causa del suo temperamento un po' rude e difficile. La convivenza con il suo carattere costituirà per tutta la vita una dura prova giornaliera per padre Ireneo, prova sempre vissuta con grande umiltà di cuore e volontà di ravvedimento. Qui, come d'uso in quei tempi, assume il nuovo nome di fra Ireneo
  • 1904, 3 novembre - Fra Ireneo emette la professione.
  • 1908 - A Brescia, nel convento di San Gaetano, Ireneo inizia gli studi teologici che si concluderanno a Milano nel convento di sant'Antonio.
  • 1908, 15 ottobre - Il papa san Pio X si rivolge al clero milanese con queste parole: " A questi cari sacerdoti io faccio una sola raccomandazione, non dico loro di essere zelanti, non di essere caritatevoli, ma ripeto quello che ho già raccomandato nella Esortazione al clero, di essere santi. Se sarete santi, avrete tutte le qualità necessarie per il bene delle anime vostre e di quelle affidate alle vostre cure". (Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003, pag. 32).  Queste parole ispirano Ireneo per tutta la sua vita sacerdotale.
  • 1909,  - Emette la professione solenne dei voti religiosi.
  • 1911, 10 giugno - Riceve l'ordinazione sacerdotale dal Beato Cardinale Ferrari nel Duomo di Milano. Viene inviato nel convento di Rezzato dove inizia il suo apostolato fatto di predicazione alle parrocchie, confessioni, quarant'ore eucaristiche, tridui, novene. Questo tipo di apostolato gli si addice molto.
  • 1913, - Inviato al convento di Baccanello, Ireneo inizia a prendersi cura dei terziari francescani (oggi Ordine Francescano Secolare). Organizza ritiri, pellegrinaggi, conferenze per i terziari e si innamora di quest'incarico.
  • 1914 - Trasferimento nel convento di Saiano. Qui oltre all'assistenza dei terziari Ireneo deve provvedere ad insegnare ai frati seminaristi.
  • 1916 - Chiamata alle armi nella Grande Guerra. E' arruolato nel reparto sanità e presta servizio negli ospedali da campo, curando i feriti e amministrando i sacramenti ai moribondi.
  • 1917 - E' coinvolto nella disastrosa ritirata di Caporetto. Della terribile esperienza al fronte ci ha lasciato questa testimonianza :"Per ben tre anni dovetti vivere da semplice soldato, in mezzo a soldati abbruttiti dalla trincea e dal vizio. La Madonna, alla quale non dimenticai mai, neppure per un solo giorno, di recitare la Corona francescana, anche nelle tragiche giornate della ritirata di Caporetto, mi preservò dal contaminarmi con il fango dell'impurità" (Massimiliano Taroni, Padre Ireneo Mazzotti, Velar 2013, pag. 27).
  • 1919 - Convento di Sabbioncello. Ireneo assume l'incarico di insegnante degli studenti liceali. Non è un'esperienza nè facile nè felice forse anche a causa del carattere un po' irascibile e chiede di esserne esonerato. Accusa sé stesso di essere un nevrastenico (ma, aggiungiamo noi chi non lo è, almeno un po', quando si ha a che fare con studenti adolescenti?).
  • 1920, 11-18 novembre - Durante gli esercizi spirituali, affiora per la prima volta nel suo Diario la formula "Voglio farmi santo e un grande santo". L'affermazione scaturisce dalla ferma volontà di corrispondere ai grandi doni elargiti dal Signore e non certo da presunzione o ambizione personale (Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003). 
  • 1921 - Trasferimento al convento di Dongo, sul lago di Como, dove si occupa nuovamente delle fraternità di terziari francescani e della predicazione nelle parrocchie.
  • 1922 -  Diventa Guardiano, cioè Superiore, del convento di Saiano vicino al paese natale. E' sempre responsabile delle Fraternità dei Terziari Francescani di quella zona.
    1925, agosto - Viene nominato Superiore a Brescia, nel convento di San Gaetano. Si accresce sempre più la devozione alla Madonna. Anche qui si occupa di terziari e alcune terziarie francescane sono letteralmente conquistate dal suo grande fervore spirituale. 
  • 1928, 16 luglio -  Incontra per la prima volta Vincenza Stroppa, la donna con cui, grazie alla sua  totale dedizione, darà vita alla fondazione della Piccola Famiglia Francescana. Vincenza Stroppa è una maestra ed è stata indirizzata a padre Ireneo da padre Agostino Gemelli al quale si era rivolta per un discernimento spirituale in Università Cattolica a Milano. Il desiderio di Vincenza è la consacrazione totale a Dio rimanendo nello stato laicale. Nel frattempo due terziarie francescane della fraternità di San Gaetano esprimono a padre Ireneo il desiderio di consacrarsi con i voti di povertà, castità e obbedienza senza dover entrare in convento, ma rimanendo nello stato laicale.
  • 1929, 29 agosto - Padre Ireneo annota nel suo Diario: " Giorno memorabile questo nel quale il SS Cuore di Gesù mi ha fatto una grazia segnalata. Sono convintissimo che le due persone venute a propormi la fondazione di un gruppo di élite nella Congregazione del Terz'Ordine sono state mandate dal Signore e hanno parlato per ispirazione divina. Cuore dolcissimo di Gesù, Cuore dolcissimo di Maria, vi prometto che in quest'opera sarò il vostro semplice strumento disposto a fare tutto e a tutto soffrire perchè si compia anche in questo la vostra volontà."  (Massimiliano Taroni, Padre Ireneo Mazzotti, Velar 2013, pag. 16). A questo punto, padre Ireneo propone alle tre donne di stendere, ciascuna per conto proprio, una bozza di regolamento di vita. Viene scelta la proposta di regolamento di Vincenza Stroppa, proposta di grande spiritualità.
  • 1929, 26 dicembre, Santo Stefano martire - A Brescia, in una stanzetta del convento di San Gaetano nasce, grazie alla consacrazione di sei giovani donne, l'Istituto della "Piccola Famiglia". Questo istituto si diffonde rapidamente specialmente all'interno del Terz'Ordine. Vincenza Stroppa e Padre Ireneo Mazzotti ne sono le colonne. Padre Ireneo ne sarà riconosciuto fondatore.
  • 1931 - Padre Ireneo giunge al convento S. Angelo in Milano, in via della Moscova. Anche qui la Provvidenza gli fa incontrare una giovane, la Serva di Dio Antonietta Lesino e altre giovani desiderose di far parte della "Piccola Famiglia". Anche quelli di Sant'Angelo sono anni ricchi e fecondi nei quali padre Ireneo si dedica al Terz'Ordine.  Rivolto alle terziarie padre Ireneo afferma: " Quando lo spirito di abbandono informa la vita nostra, noi possiamo chiamarci santi, perché la santità non è altro se non la conformità di tutti noi stessi a Dio, e l'abbandono in lui è appunto una delle forme più pure ed assolute dell'amore, perché è donazione senza riserva di tutto il nostro essere, con tutte le sue forze e le sue attività, per fare di noi un vero olocausto". Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 22).
  • 1934 - Viene trasferito come Guardiano a Monza, al convento di Santa Maria delle Grazie. Ha l'incarico di rettore del santuario mariano e, in questo periodo, grazie a lui, viene incoronata l'effige della Madonna.
  • 1937 - E' trasferito al convento di Sant'Antonio a Milano dove mantiene l'incarico di Commissario Provinciale del Terz'Ordine. Svolge anche il servizio del confessionale nella Basilica dedicata al grande santo di Padova.
  • 1940 - Scoppia la seconda guerra mondiale. Padre Ireneo è trasferito a Busto Arsizio come superiore del convento del Sacro Cuore. Qui, oltre all'assistenza al Terz'Ordine, intensifica l'attività a favore della Piccola Famiglia Francescana. 
  • 1942 - Il Superiore Generale di tutti i frati del mondo consacra l'Ordine Francescano al Cuore Immacolato di Maria. Padre Ireneo ne trae ispirazione per la consacrazione della Piccola Famiglia al Cuore Immacolato di Maria.
  • 1943 - E' trasferito a Brescia, al convento di San Gaetano dove ritrova le sorelle della Piccola Famiglia Francescana.
  • 1943, sabato 3 aprile - Mentre padre Ireneo celebra la santa Messa all'altare della Madonna, tutte le sorelle della Piccola Famiglia si consacrano al Cuore Immacolato di Maria.
  • 1946 - Diventa superiore a Cividino. Qui matura l'idea di dare alla Piccola Famiglia Francescana un luogo dove le sorelle possano incontrarsi, vivere periodi di ritiro spirituale, frequentare corsi di aggiornamento. Rimedia un rustico nella località di Ome in Franciacorta a una quindicina di chilometri da Cividino. Affida ad Antonietta Lesino l'incarico di custode della casa, insieme ad altre sorelle di Cividino.
  • 1947, Natale - Questi gli auguri di padre Ireneo alle sue figlie spirituali: " Che vi facciate sante! E' il proposito che dovete fare per questo anno, come lo deve essere per tutti i giorni. Ognuna di voi deve dire a se stessa, almeno cento volte al giorno: devo farmi santa! [...]. Non accontentatevi dunque di essere delle buone donne, ma abbiate almeno il desiderio ardente di farvi sante e grandi sante!". (Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003, pag, 26). 
  • 1950, 11 ottobre - Viene inaugurata la casa dell'Istituto con il nome di "Cenacolo" in ricordo dell'Ultima Cena. Il Cenacolo è intitolato a Maria Assunta in Cielo (nel 1950 è stato proclamato il dogma dell'Assunzione). Ogni stanza del Cenacolo ha il nome di un mistero del Rosario e delle sette Allegrezze di Maria. Al centro del chiostro viene posta una bella statua del Cuore Immacolato di Maria e anche la Grotta di Lourdes  per gli ammalati trova posto al Cenacolo. Per costruire tutto questo padre Ireneo si trasforma in muratore insieme alle sorelle e alle maestranze.  Non manca una bella statua di San Francesco posta nel giardino. 
  • 1952 - Padre Ireneo è trasferito a San Gaetano a Brescia ed è esonerato da qualsiasi altro incarico per potersi dedicare a tempo pieno all'Istituto della Piccola Famiglia Francescana.
  • 1952, 19 gennaio - Dal suo Diario: "Durante l'anno: silenzio esteriore ed interiore, cieco, sordo, muto".(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 147).
  • 1954, -  Anno mariano - In quest'occasione Padre Ireneo scrive: "Chiamati come siamo dalla nostra vocazione ad imitare da vicino Gesù Cristo, scelto a Sposo dell'anima nostra, potremmo avere noi altri sentimenti, altri gusti che i suoi? San Paolo ci ammonisce: abbiate gli stessi sentimenti di Gesù Cristo in voi".(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 164).  
  • 1957 - Da un'idea di padre Mazzotti e del marchigiano padre Leonardo Tasselli, nasce l'Associazione delle Guardie d'onore del Cuore Immacolato di Maria. L'iniziativa è sostenuta anche dal Beato Padre Gabriele Allegra, missionario in Cina. Nasce anche l'idea di un grande santuario mariano che sarà realizzata nel 1965.
  • 1957, 5 maggio - Istituzione della "giornata lourdiana" o "giornata degli ammalati" che ogni anno, a cominciare da oggi, si celebrerà presso la grotta della Madonna nel Cenacolo Francescano di Ome. In questa prima giornata lourdiana la Madonna offre un segno tangibile della sua compiacenza con la guarigione istantanea di un malato, costretto da mesi a camminare con le stampelle per una dolorosa sciatica.(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 105).
  • 1959 - Padre Ireneo è trasferito a Saiano, vicino a Ome e quindi al Cenacolo. In occasione del XXX anniversario della fondazione dell'Istituto ricorda così questo evento nel suo Diario: "In una saletta, nella sede del Terz'Ordine della Congregazione di San Gaetano, a porte chiuse, erano presenti sei e precisamente la Tagliavini Amelia e Mombelli Elisa, che sono già in Paradiso, poi la Stroppa e la Mombelli Giuseppina, che è qui presente, e la Ida Polotti, che deve essere qui, mi pare, anche quella e poi un'altra che adesso è in Paradiso, la Lelia Bonzoni. Sei balorde. Balordo io più di loro... e là in un'atmosfera catacombale, perchè era chiusa a chiave la porta della sede, ho benedetto con un semplice segno di Croce, i sei Crocifissi; poi ho attaccato un pezzo di spago ad ogni Crocifisso e l'ho messo al collo di ciascuna. Quella era la Vestizione. Tutto il noviziato l'avevano fatto in quei quattro o cinque mesi che vi erano stati di aspettativa e senz'altro le ho ammesse ai Santi Voti, senza tante chiacchere, senza tanti anni di noviziato e le cerimonie, come fate voi oggi. Però erano preparate perché accettare di iniziare una vita tutta nuova e fidarsi soltanto di questo povero balordo, un francescano balordo, ci voleva una gran fede. E il Signore le ha benedette. Così ebbe inizio la Piccola Famiglia... Ebbene su questo mistico albero della Piccola Famiglia - questo piccolo granello di senape piantato a Brescia - che oggi ha steso i suoi rami in tutto il mondo, si può dire, vi sono tanti nidi di sorelle balordelle che cantano mattino e sera, giorno e notte, le Lodi del Signore." (Massimiliano Taroni, Padre Ireneo Mazzotti, Velar 2013, pag. 18) 
  • 1961 - La Santa Sede di Roma dà una prima approvazione all'Istituto della Piccola Famiglia Francescana.
  • 1963 - Visitando le sue figlie spirituali, padre Ireneo le esorta spesso: " E ora vi svelo un segreto per vivere in pace con Dio, col prossimo e con voi stesse: siate cieche per non vedere i difetti altrui; siate sorde per non ascoltare le mormorazioni e i pettegolezzi; siate mute per non riportare i difetti altrui".(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 146).
  • 1963, giugno -Viene pubblicata la rivista Vita di Famiglia , della Piccola Famiglia Francescana.
  • 1964 - Grande devoto di San Giuseppe, confida nella sua protezione per il momento del suo transito. Scrive nel Diario: "In vista del transito, invocherò frequentemente San Giuseppe".(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 204).  
  • 1965, 1 maggio - Viene posta la prima pietra del Santuario del Sacro Cuore di Maria a Valdragone nella Repubblica di San Marino. L'opera è grandiosa: Adorazione Eucaristica Perpetua nella parte inferiore, Santuario Mariano nella parte superiore. L'opera comprende anche una casa per convegni ed esercizi spirituali della Guardia d'Onore, un Monastero di Suore Clarisse, un Centro Mariologico e un conventino per i frati addetti alla cura del Santuario.
  • 1966 - Padre Ireneo ammette di non farcela più.
  • 1966 - Viene redatta una storia della Piccola Famiglia Francescana  dal titolo Il granello di senapa.
  • 1967 - Padre Ireneo rinuncia all'incarico di Assistente Centrale della Piccola Famiglia Francescana. Scrive nel Diario: "Signore, comprendo che ormai vado sempre più camminando per la via delle umiliazioni. Un po' per volta mi si toglie il comando... e di me, se non muoio presto, non resterà agli occhi dell'Ordine francescano e della Piccola Famiglia Francescana nient'altro che un rudere! Gesù, per l'intercessione di Maria, dammi tanta grazia che io sappia camminare per questa via, cantando il cantico dell'amore, fino alla fine!". 
  • 1983 - L'Istituto della Piccola Famiglia Francescana diviene di Diritto Pontificio (sono trascorsi più di 50 anni dalla fondazione).
  • 1971 -Padre Ireneo celebra il suo sessantesimo anniversario di sacerdozio. E' un momento importante, festoso. Da qui inizieranno gli anni del declino, sia fisico che mentale.
  • 1975, 18 maggio - Il Vescovo di Brescia erige la Piccola Famiglia Francescana in Istituto Secolare di Vita Consacrata, di diritto diocesano. E' una grande gioia per padre Ireneo.
  • 1975 - Natale - Gli auguri del padre alla Piccola Famiglia: "Più invecchio e più sento il bisogno di dirvi che il più grande comandamento che il Signore ci ha lasciato è quello della carità. Coraggio, figlie mie in Gesù Cristo! Sappiate che il padre vi ricorda al Signore quando prega".  (Massimiliano Taroni, Padre Ireneo Mazzotti, Velar 2013, pag. 44). A Maria Cancelli che gli suggerisce di chiedere alla Madonna di farlo guarire, Padre Ireneo risponde: " Figliola, diciamo alla Madonna di aiutarci a fare la volontà di Dio". (Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 24).
  • 1976, 28 maggio - Giorno successivo alla solennità dell'Ascensione del Signore. Alle 5,20 del mattino, Padre Ireneo benedice e ringrazia le sorelle della Piccola Famiglia Francescana presenti al suo capezzale, si raccoglie in preghiera. Passano alcuni momenti e poi "apre gli occhi, sorride ed esclama: Che bello! Che bello! Mi stringe la mano: un sospiro più lungo..., piega la testa e poi più nulla". (Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 207).
  • 1983 - L'Istituto della Piccola Famiglia Francescana diviene di Diritto Pontificio (sono trascorsi più di 50 anni dalla fondazione).

Padre Ireneo Mazzotti e Vincenza Stroppa

  • 1987, 19 dicembre - La salma di padre Ireneo viene portata dal cimitero di Ome alla Chiesa Prrocchiale. Qui il Vescovo ausiliare di Brescia, Monsignor Vigilio Mario Olmi celebra l'Eucaristia alla presenza di numeroso popolo. Si tiene una veglia di preghiera e, il 2o dicembre, la salma viene accompagnata da un numeroso corteo al Cenacolo dove è tumulata nella Cappellina. 
  • 1998 - Si conclude il processo informativo diocesano del Servo di Dio Ireneo Mazzotti. Più di 50 persone hanno testimoniato circa la vita e le virtù di Padre Ireneo sottolineandone l'eroicità.(Rocco Barbariga, Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti, Ancora, 2003 pag. 31)

Preghiera 




 Santissima Trinità,
ti adoriamo e ringraziamo 
per tutti i doni concessi al tuo Servo 
Padre Ireneo,
con i quali l'hai reso modello
 di vita francescana e sacerdotale.
Degnati di concedere la beatificazione
del tuo Servo Padre Ireneo
e donaci per sua intercessione la grazia
che Ti chiediamo...
Amen

Gloria al Padre...

O Vergine Immacolata,
Madre di Dio e Madre nostra,
per la filiale devozione
di padre Ireneo, 
ottieni da Dio che egli sia glorificato
qui in terra concedendoci, 
per sua intercessione, 
la grazia che con fede imploriamo...

Ave, o Maria...


Chi desidera immagini o scritti sul Servo di Dio Ireneo Mazzotti  e chi ottenesse grazie per una sua intercessione è pregato di scrivere a : Cenacolo Francescano Maria Assunta, Via Valle, 48 - 25050 OME (BS), tel. 030.652024, fax 030.6852311, e-mail: cenacolo_francescano@virgilio.it, sito internet: www.piccolafamana.com

Oppure: Vice postulatore, Convento Sacro Cuore, Piazza P. Gentile Mora 1 -21052 BUSTO ARSIZIO (VA), TEL. 0331.633450, e-mail: busto@fratiminori.it




Bibliografia e fonti



Titolo: Azione e spiritualità in p. Ireneo Mazzotti
Autore: Rocco Barbariga


Anno di pubblicazione: Milano, 2003
Casa Editrice: ANCORA 
ISBN: 88-7610-989-7
Titolo: Padre Ireneo Mazzotti
Autore: Massimiliano Taroni


Anno di pubblicazione: Gorle, 2013
Casa Editrice: VELAR 
ISBN: 978-88-7135-872-7






Titolo: Vita di Famiglia n° 3/2011 - Centenerario ordinazione sacerdotale di padre Ireneo Mazzotti
Autore: PFF
Ome, Cenacolo Francescano Maria Assunta
  • Vogliatevi bene. Insegnamenti di Padre Ireneo Mazzotti alla Piccola Famiglia Francescana,  Cenacolo Francescano, Ome, 1979, pp. 560
  • Voglio farmi santo, Note di diario spirituale, Cenacolo Francescano, Ome, 1988, pp. 152 
Scritti inediti:
  • Lettere al ministro provinciale.
  • Lettere ad altri sacerdoti.
  • lettere personali a singole sorelle della Piccola Famiglia Francescana. 
  • Alcuni appunti autobiografici (3-7 luglio 1950)
  • Testamento spirituale (26-27 luglio 1953).
  • Ricordi autobiografici (25 ottobre 1960).
  • Due note di diario.
Appunti e schemi per la predicazione, così raggruppati:
  • Per ore di adorazione
  • Per ritiri ed esercizi spirituali
  • Appunti di prediche
  • Prediche e istruzioni relative al Terz'Ordine Francescano e alla spiritualità francescana
  • Prediche per varie circostanze
  • Le beatitudini
Gli scritti inediti sono conservati nell'Archivio padre Ireneo Mazzotti, Biblioteca Francescana, Milano, Piazza Sant'Angelo 2


Piccola Famiglia Francescana
Ireneo Mazzotti - Biblioteca Francescana
Guardia d'onore del Cuore Immacolato di Maria
Santi e beati diocesi di Brescia